
Di Alessio Artemi
Per quasi un ventennio le berline a tre volumi sono state etichettate come macchiette a quattro ruote. Roba da vecchi zii che guidano con il cappello, ci dicevano, vuoi mettere suv, crossover e altri veicoli assortiti destinati al popolo che parla digitale? Sì, critica e pubblico le avevano decisamente affossate, ma adesso ecco una clamorosa rivincita che di cognome fa Peugeot e di nome 508, griffe finita sui taccuini di manager e imprenditori. La formula vincente è ovviamente il design: questa cinque porte di tradizionale, diciamo pure di vecchio, non ha nulla, è lunga 470 cm, alta solo 140, quasi un’affilata sogliola stradale, con il portellone posteriore e le portiere senza cornici dei cristalli che la slanciano come un tacco 15, ma in orizzontale.
Un incrocio tra una berlina e una coupé? No, non è così banale, i progettisti hanno fatto molto di più che attualizzare una formula costruttiva data per decotta. Naturalmente facendosi aiutare dall’hi-tech, profuso a piene mani in questa francesona, che ha la strumentazione raccolta in un display da 12,3 pollici e l’infotainment comandato da un secondo schermo che riduce ai minimi termini i comandi fisici.
Vi piace? Non resta che scegliere la motorizzazione, e qui si guadagna un mal di testa: benzina o diesel? Cilindrata da 1.500, 1.600 o 2.000 centimetri cubi? Quale dotazione di cavalli tra le cinque disponibili? Il famoso zio con il cappello avrebbe puntato sicuro sul turbo a gasolio da 130 cavalli con il cambio manuale che, in effetti, ha un rapporto tra qualità e prezzo praticamente imbattibile, ma di questi tempi è meglio optare per il benzina più muscoloso.



