
Oggi Facebook dovrebbe togliere il velo alla sua criptovaluta conosciuta finora con il nome di GlobalCoin o di Libra. Il progetto ha coagulato attorno a sé diversi grandi operatori commerciali, tecnologici e del mondo delle carte di credito che, secondo il Wall Street Journal gestiranno la blockchain su cui girerà la criptovaluta, per la quale è previsto l’aggancio a un paniere di valute internazionali.
La valuta digitale di Facebook vale il clamore mediatico che ha sollevato? Ha provato a rispondere una banca, ING Bank, tra le tante che secondo alcuni osservatori potrebbero vedersi progressivamente disintermediate proprio partendo da ciò che annuncerà oggi Facebook.
Teunis Brosens e Carlo Cocuzzo di ING Bank sono gli autori di una nota di analisi che prova a fare chiarezza su alcuni punti. Vediamoli di seguito.
“È importante chiarire due malintesi” scrivono i due analisti. In senso stretto, le criptovalute sono decentralizzate. Questo significa che la massa monetaria e l’infrastruttura sono gestite da una base di utenti collettiva, che in pratica è rappresentato da gruppi di interesse come minatori, sviluppatori ed exchange. D’altra parte, con la moneta di Facebook, c’è una parte centralizzata che emette e gestisce la moneta sulla propria piattaforma. Facebook potrebbe anche gestire il tasso di cambio della sua moneta con monete tradizionali, come l’euro e il dollaro. Quindi riferirsi a GlobalCoin come a una criptovaluta è sbagliato, o nel migliore dei casi irrilevante.
In secondo luogo, GlobalCoin come valuta non è una novità. Molti player hanno avuto le loro valute virtuali per molto tempo. Le carte telefoniche prepagate ne sono un esempio. Conosciamo anche queste valute dal mondo non digitale. Ad un concerto, devi spesso farlo compra monete personalizzate per pagare la birra. Quindi niente di veramente nuovo. E dato che le valute virtuali non sono un fenomeno nuovo, sono soggette a regolamenti esistenti ben stabiliti. Infatti, Facebook ha acquisito una licenza per “istituto di moneta elettronica” in Irlanda alla fine del 2016 ed è autorizzata a emettere e gestire valute virtuali in tutta l’UE utilizzando tale licenza”.



