
Tutto parte da una definizione tanto nota quanto poco comprensibile ai non addetti ai lavori: quella di Blockchain. Un registro crittografato e “distribuito” fra numerosi attori, i nodi, che lo aggiornano blocco dopo blocco in modo condiviso e univoco.
Di definizioni come questa ne abbiamo lette più volte, ma per moltissime persone non direttamente coinvolte nel mondo della catena dei blocchi il significato di questa spiegazione resta non chiaro. Partiamo allora da un “registro” che tutti conosciamo, quello che avevamo in classe ai tempi della scuola. Se questo fosse gestito in Blockchain, non ci sarebbe solo una copia in mano alla maestra, ma ogni alunno ne avrebbe uno e ogni giorno lo aggiornerebbe con nuove informazioni condivise e convalidate da tutta la classe, rendendo poi la pagina di quel giorno indelebile e non sovrascrivibile. Il risultato sarebbe un’informazione super sicura e infalsificabile, infatti non sarebbe possibile andare a cancellare una nota del giorno prima, né inserire oggi un’assenza non confermata da tutta la classe.
Le organizzazioni dove il registro è in mano a una sola persona, come la maestra, si chiamano centralizzate, quelle che usano la Blockchain si chiamo distribuite o decentralizzate. Di fatto, prima dell’avvento della Blockchain tutto era centralizzato: le anagrafi, i catasti, gli albi, le banche, ecc.. Mentre con questa nuova tecnologia tutto potrà cambiare a favore della sicurezza e trasparenza.
Su questo principio nasce Distributed Minds, un think tank promosso da Sara Noggler che vuole riunire tutte le migliori menti e aziende che stanno diffondendo l’utilizzo della Blockchain con innumerevoli applicazioni decentralizzate e distribuite. Il primo convegno si è tenuto a Milano lo scorso 28 novembre con la partecipazione anche dello staff Forbes della trasmissione Blockchain&Co (in onda sul canale 511 di Sky) e ha visto ospiti italiani e internazionali che si sono confrontati su molti argomenti, dalle criptovalute ai sistemi di notarizzazione in Blockchain.



