
Estratto dall’articolo di copertina del numero di dicembre di Forbes. Scopri l’intervista completa in edicola. Abbonati.
“Si stava aprendo uno spazio. Abbiamo colto l’occasione”. Alessandro Foti, un uomo chiamato Fineco, vista la sua totale simbiosi con l’azienda finanziaria per cui lavora da oltre 20 anni, racconta, con la semplicità con cui si indica la via a un forestiero, la grande intuizione che, alla fine del secolo scorso, ha portato lui e un gruppo di manager a creare la prima banca digitale: Fineco, appunto. Oggi guida la banca che nel frattempo è diventata completamente indipendente, liberandosi anche dell’abbraccio di Unicredit che l’ha sostenuta negli ultimi anni. Ma ormai la strada di Foti, grande appassionato di montagna e di ciclismo, era segnata: andare da solo, in compagnia dei suoi manager, degli altri azionisti e soprattutto dal quasi milione e mezzo di clienti che in Italia hanno scelto Fineco mentre altre decine di migliaia la stanno scegliendo in Gran Bretagna, il paese scelto per iniziare l’espansione all’estero.
Concentrandosi però sul Belpaese e sulla base dell’osservatorio di Fineco, Alessandro Foti evidenzia un aspetto sempre più evidente, ossia che “l’asset allocation è poco efficiente e che gli italiani sono dei grandi risparmiatori, ma pessimi investitori, ancora legati all’immobile”. Non è quindi un caso se le stime rivelate dall’ad e direttore generale di Fineco “vi sia uno stock di ricchezza accumulata, soprattutto dalle generazioni passata, molto rilevante. Si parla di 4.400 miliardi di ricchezza finanziaria e 5.500 miliardi di quella immobiliare, praticamente quattro volte il valore del debito pubblico.”
Va sottolineato però che l’Italia invecchia e cresce poco e questo, secondo Foti, “sta rallentando il processo di accrescimento di questo stock e di conseguenza sta comportando dei cambiamenti nei comportamenti della clientela”. Infatti, se prima le persone che avevano un reddito erano meno attente alla gestione, adesso, evidenzia Foti, “sta accadendo il contrario perché comincia a farsi largo una situazione dove una parte importante di quello che serve per mantenere il proprio stile di vita dipende dalla gestione del risparmio”. Proprio per questo in Italia si sta verificando un importante passaggio storico o, con più precisione, un cambiamento generazionale. Tant’è che, evidenzia l’ad di Fineco, nei prossimi 15 anni tra il 70% e il 75% della ricchezza passerà di mano”. Fattore che inevitabilmente sta portando “un’accelerazione del processo di cultura finanziaria, perché la gente capisce non non può più gestire in maniera trasandata il proprio denaro”.


