
Non sembra esserci pace per Aston Martin. La causa automobilistica britannica diretta da Andy Palmer potrebbe ancora una volta cambiare proprietà e battere bandiera cinese. Infatti, secondo quanto riportato negli ultimi giorni dal Financial Times, il colosso dell’estremo oriente Geely avrebbe già presentato un’offerta di acquisizione ai vertici di Aston Martin.
Nonostante sia sempre stato riconosciuto come un marchio sinonimo di ricchezza ed eleganza (non a caso nel mondo del cinema è famosa per essere la macchina di James Bond), Aston Martin è sempre più in crisi e non riesce a risollevarsi.
Tant’è che in una nota rilasciata qualche giorno fa, l’azienda automobilistica ha dichiarato che “le stime di margine operativo lordo per l’anno sono state ridotte a 130-140 milioni di sterline (inizialmente le previsioni erano di 200 milioni di sterline) e il margine sui ricavi è stato tagliato dal 20% al 12,5%-13,5% e le vendite sono scese del 7%.
Ma non è tutto. Nella nota ufficiale Aston Martin ha anche rivelato che “rimarranno attive le discussioni con potenziali investitori strategici che possono o meno implicare un investimento azionario nella società”.
Aston Martin: da ottobre 2018 perso il 73% in Borsa
Un altro fattore che attesta la crisi finanziaria della nota azienda automobilistica anglosassone è l’andamento in Borsa. Da quando è quotata, ossia dal 3 ottobre 2018, il titolo Aston Martin Lagonda ha ceduto ad oggi circa il 73%. Infatti se inizialmente il prezzo delle azioni era di 19 sterline, ad oggi invece si attesta a 4,5 sterline.
Un tonfo quindi che neanche Andrea Bonomi fino ad oggi è riuscito ad evitare. Infatti, a fine 2012 Investindustrial, fondo di private equity che fa riferimento proprio alla famiglia del finanziere italiano, ha acquistato per 190 milioni di euro il 37,5% della Aston Martin, diventandone azionista di riferimento. Va sottolineato che anche se il resto del capitale è rimasto in mano ai soci kuwaitiani (capeggiato dalla Investment Dar) e ai manager, Investindustrial dispone del 50% dei diritti di voto, quota che le assicura di fatto il controllo.



