
Il re dello yogurt greco negli Stati Uniti è figlio di una famiglia di pastori curdi, ha vissuto nella Turchia orientale, ha studiato all’Università di Ankara per poi arrivare da immigrato nello stato di New York. Sembra una barzelletta e invece è la storia, tanto incredibile quanto vera, di Hamdi Ulukaya, patrimonio stimato da Forbes in circa 2 miliardi di dollari arrivati grazie a un’azienda da lui fondata e portata avanti negli Stati Uniti tra lo scetticismo di molti. Hamdi però, anche a migliaia di chilometri da casa e dalla famiglia, non ha mai dimenticato per davvero le sue origini: l’azienda di cui è capo e fondatore infatti si chiama Chobani che ricorda da molto vicino il termine turco “çoban” che significa “pastore”.
Rurali ed estremamente umili le origini di Hamdi, come lui stesso ha raccontato in un’intervista concessa al New York Times nel 2018: “Vengo dalla parte orientale della Turchia. Sono cresciuto con i pastori, eravamo nomadi. Salivamo in montagna con greggi di pecore, capre e mucche, con il loro latte producevamo yogurt e formaggio e poi tornavamo in inverno al villaggio. Il denaro non significava molto perché in montagna non c’era nulla che si potesse comprare con esso”. La questione curda invece significa molto per tutta la comunità che appartiene a una di quelle etnie che non sembrano poter trovare una situazione definitivamente stabile in questo mondo. Forse non è un caso che la scelta di Hamdi per proseguire gli studi all’università ricada sulla facoltà di scienze politiche all’Università di Ankara, capitale della Turchia. Il suo interesse per certe questioni geo-politiche lo rendono però una figura poco gradita al governo turco. Così a metà degli anni ’90 inizia a maturare l’idea che per evitare problemi irrisolvibili e cercare di costruirsi una vera esistenza la destinazione ideale per lui possa essere l’Europa.
Come in tante di queste storie, i protagonisti ricordano come sono arrivati dove sono oggi attraverso una serie di ricordi e aneddoti che sembrano incredibili, ma che essendo raccontati da chi li ha vissuti in prima persona non possono essere ignorati. Gli Stati Uniti, infatti, entrano in questa storia un po’ per caso, perché secondo quanto riferisce sempre Hamdi al New York Times una persona a lui non troppo famigliare lo avvicina, probabilmente in ambienti universitari, chiedendogli perché invece dell’Europa non scelga gli Stati Uniti come destinazione per il suo viaggio verso un elettrizzante ignoto. “Pensavamo che l’America fosse la fonte di tutti i problemi del mondo, con le questioni imperialiste e tutto il resto. Ma sono andato all’università, mi hanno dato un visto e nel 1994 sono arrivato negli Stati Uniti, con una piccola borsa e 3mila dollari in tasca”. Per studiare inglese sceglie di arrivare nello stato di New York, un’area che gli ricordava i piccoli villaggi agricoli nella Turchia orientale, secondo quanto spiega Forbes nel profilo a lui dedicato.
Oltre alla lingua frequenta alcuni corsi di business all’Università di Albany, sempre nello stato di New York, mentre per mantenersi trova lavoro in una fattoria, sperimentando così quanto potesse essere dura la vita di un umile lavoratore. Un aspetto che inciderà molto su alcune sue scelte future legate agli impiegati di Chobani. L’ennesima svolta di una vita che già arrivati a questo punto sarebbe stata abbastanza avventurosa arriva quando il padre di Hamdi, durante una visita al figlio, non gli chiede di mettersi a produrre formaggio seguendo le ricette tradizionali della sua famiglia, visto che secondo il genitore la qualità dei prodotti da lui provati negli Stati Uniti non era per nulla soddisfacente. Hamdi ricorda così come rispose a questa proposta: “Perché dovrei farlo? Non sono venuto qui a migliaia di chilometri da casa per fare esattamente quel che facevo là”. La voglia di provarci però alla fine prevale e così Hamdi inizia a importare dalla Turchia la feta e vedendo che il prodotto piace avvia una sorta di personale startup del formaggio nel 2002. I successivi due anni sono complicati, come spiega Hamdi sempre al Times: “Mi chiedevo: perché sono entrato in questo business? E come pagherò le persone che mi aiutano? Come pagherò il latte per i miei prodotti?”



