
di Anna Franini
Il Ravenna Festival, 31 anni di storia, sarà la prima manifestazione musicale a mettersi in moto nell’Italia del Covid. Si parte il 21 giugno, nella Rocca Brancaleone di Ravenna, con il direttore d’orchestra Riccardo Muti sul podio dell’Orchestra giovanile Cherubini. Muti sarà appena rientrato da Vienna dove il 14 giugno dirige i Wiener Philharmoniker (sì, quelli del Capodanno), prima esibizione assoluta dopo tre mesi di stop nell’Austria che chiude i confini all’Italia prendendosi però il meglio.

Il Festival prosegue con appuntamenti quotidiani fino al 30 luglio tra Ravenna, Cervia e Lugo. Non mancano nomi stellari, oltre a Muti quello direttore russo Valery Gergiev, i pianisti Beatrice Rana e Stefano Bollani, Iván Fischer, Giovanni Sollima, Vinicio Capossela, Paolo Fresu, ma il cuore pulsa nell’intelligenza dei programmi: ortodossi e anche trasversali, con incursioni nella danza, teatro (Sergio Castellitto, Isabella Ferrari) . E pure scienza, vedi l’intervento di Ilaria Capua, e architettura (Stefano Boeri).
Il Ravenna Festival si è mosso con piglio imprenditoriale prendendo decisioni difficili in un clima di incertezza. In aprile, quando i manager della cultura aspettavano direttive dal Governo per ripartire, il Ravenna Festival fece arrivare sul tavolo del Ministro della Cultura una proposta concreta. Era un business plan di 10 pagine con grafici, numeri, soluzioni, dal come predisporre il pubblico a dove e come collocare l’orchestra: le note ” D” della ripartenza delle imprese applicate al mondo musicale, un mondo che vive di assembramenti in platea e sul palcoscenico, dunque complicato da mettere in moto. Il progetto pilota piacque ed ha poi contribuito a sbloccare la situazione nello specifico e in generale. Gli articoli sulla ripartenza dello Spettacolo contenuti nel Dpcm del 17 maggio hanno sostanzialmente confermato le linee elaborate dal Festival mentre s’è glissato su quelle avanzate dal Comitato tecnico scientifico centrale che imponeva a tutti gli artisti, cantanti compresi, di esibirsi con mascherina (non è una battuta).



