
“Quando i miei amici andavano in barca alle Eolie, io lavoravo in un cantiere di Busto Arsizio. È stata la mia fortuna! A mio padre, che non si è mai sporcato le mani, dico sempre: tu non avresti fatto Greenrail”. Giovanni De Lisi invece l’ha fatta la sua impresa, l’unica italiana tra le migliori 50 scaleup selezionate dall’European startup prize for mobility 2020, il programma di accelerazione che sostiene ogni anno le migliori soluzioni innovative per la mobilità sostenibile. E quella di Greenrail è unica: una traversina ecologica che porta l’innovazione in un settore molto conservatore, quello del trasporto ferroviario.
De Lisi, 34 anni, palermitano, è un esempio perfetto di evoluzione della specie (imprenditoriale). Il padre è un costruttore ferroviario, lui a 16 anni ha già le idee chiare seppur innocenti. “Volevo fare impresa ma per la stupida convinzione che avrei avuto una vita più libera. Non sapevo che invece le responsabilità non ti lasciano mai tranquillo. L’ho capito dopo”. Intanto corre. Diploma a 17 anni, ingegneria gestionale abbandonata a causa di Analisi 2: “Ricordo che il professore entrò in aula con una t-shirt con su scritto: Minimo 7. Voleva dirci che servivano almeno sette volte per superare l’esame. Mi sono alzato e sono andato via. Non volevo perdere tempo”. Poi un passaggio da giurisprudenza per far contenta mamma e onorare la tradizione del nonno avvocato – “Ma un giorno mi sono reso conto che prima di 26-27 anni non avrei lavorato”; e infine la decisione di mollare i libri: “Avevo dentro la percezione di sciupare il mio tempo. Ho affrontato la famiglia e ho deciso di cominciare subito a lavorare”.
Ecco il cantiere di Busto Arsizio, dove Giovanni “si sporca le mani” e impara sul campo tante cose sui binari. Le traversine prima erano in legno, poi dall’inizio del 900 sono diventate di cemento. In Italia arrivano solo dagli anni ‘60: ogni anno se ne usano 2 milioni di calcestruzzo, 100mila sono ancora di legno. Giovanni scopre che in Cina si fanno di plastica. Le compra e capisce che non possono sostituire le traversine tradizionali per diversi limiti che lasciamo approfondire ai tecnici. Però gli si accende una lampadina: perché non creare una traversa sostenibile e con migliori prestazioni? In sei mesi fa ricerche in tutte le lingue, persino in indiano, e nel 2012, a 26 anni quando è già direttore di cantiere, fa l’impresa per creare il binario che non c’è. “E senza saperlo, mi sono ritrovato startupper”, dice oggi.
In sette anni Greenrail ha raccolto circa 5 milioni di euro tra premi e fondi europei, solo in ricerca ne ha investiti quasi 3,5. La startup è cresciuta al PoliHub, l’incubatore del Politecnico di Milano, ha subito ottenuto una grande visibilità internazionale, ma non ha avuto una vita facile. “Essere italiani non aiuta quando vuoi fare un’impresa industriale”, è l’amarezza De Lisi, che l’ha detto chiaro e tondo anche al premier Giuseppe Conte durante un evento pubblico. “Siamo forse la startup italiana più conosciuta nel mondo, e lo dico sapendo di essere presuntuoso. Hanno parlato di noi le più importanti testate economiche in tutti i Paesi, dall’India a Cina. Ma in Italia abbiamo avuto difficoltà a ottenere un supporto reale. Per fortuna ho impostato da subito la startup con una visione internazionale, altrimenti avremmo chiuso dopo sei mesi”. Il brevetto è oggi definitivo in 80 Paesi nel mondo, un accordo importante potrebbe presto chiudersi in Brasile. In Italia solo le Ferrovie regionale dell’Emilia Romagna hanno realizzato due tratte con le traversine di Greenrail. Evidentemente le grandi società del trasporto ferroviario fanno fatica a immaginare il cambiamento.



