
Articolo apparso sul numero di gennaio 2020 di Forbes Italia. Abbonati.
Si fa un gran parlare del made in Italy, del suo prestigio, della sua originalità e delle sue tradizioni. Una discussione attorno alla quale emergono tutti i limiti che spesso i nostri prodotti, nonostante la loro eccellenza, si trovano ad affrontare in termini di distribuzione nel mondo: un’esigenza che spesso richiede expertise che poche aziende sono in grado di colmare. Quale soluzione? Marco Credendino ha pensato a una casa in grado di raccogliere tutto il meglio dei prodotti del design contemporaneo italiano: un marketplace dove sono state digitalizzati e portati online 1.100 artigiani, artisti, aziende e designer italiani che sono distribuiti in più di 70 Paesi nel mondo.
“Con Artemest cerchiamo di creare business e rilanciare il made in Italy nel mondo raccontandolo sui nostri media e supportando le aziende nello sviluppo della loro presenza e-commerce”, spiega. “Abbiamo formato una squadra di circa 50 professionisti provenienti da diversi Paesi, creativi e digitali basata tra Milano, nostro headquarter, e New York”. Marco ha trascorso la sua gioventù presso l’Accademia Militare Nunziatella, la più antica scuola militare del mondo, per poi conseguire una doppia laurea in International Management presso l’Università Bocconi (Milano) e la Fudan School of Management (Shanghai). Dopo aver vissuto in Cina, ha fondato l’Italian Business & Investment Initiative a sostegno dello sviluppo di startup e Pmi innovative. Prima del lancio di Artemest, di cui è attualmente ceo, ha lavorato per AlphaPrime Ventures a New York e all’ufficio m&a and corporate development di Yoox. Ha inoltre frequentato il corso executive Scaling entrepreneurial nentures alla Harvard Business School. “Ho sempre analizzato e osservato il mondo dell’e-commerce di lusso e la sua evoluzione negli anni”, racconta.
“Uno dei maggiori traguardi personali è stato quello di vedere Artemest tra le top aziende al mondo che stanno rivoluzionando il mondo del lusso ed entrare nella cosiddetta “luxury tech market map” di CB Insights insieme ad aziende del calibro di Farfetch, The RealReal, Watchfinder e Vestiaire Collective. Negli ultimi anni il made in Italy è cambiato in modo radicale: molte aziende sono state in grado di innovare comprendendo non solo un mondo in evoluzione e la conseguente digitalizzazione della comunicazione e della vendita, ma anche l’ingresso di nuove generazioni nel mercato con esigenze e gusti diversi. Altre realtà si sono lasciate cullare da modelli di business e da processi tradizionali e ne stanno risentendo da un punto di vista commerciale: “In generale il made in Italy resta sempre sinonimo di qualità e unicità, cultura e attenzione ai dettagli. Noi con Artemest cerchiamo di difendere ogni giorno la creatività e l’arte che risiede in ogni piccolo gesto dei nostri artigiani e maestri d’arte. Comunicandolo efficacemente al mondo”.



