Le aziende che oggi navigano nel mondo del lavoro hanno un bisogno sempre maggiore di velocità, accelerazione e agilità, sia tecnologica che organizzativa. I modelli di business cambiano in fretta e i leader di oggi si ritrovano ad affrontare criticità (oltre che opportunità) molto più spesso rispetto al passato. Il modo migliore di agire? Subito e con dati precisi a disposizione. Federico Francini, managing director di Workday Italia, parla di ‘metabolismo più accelerato’: “Le aziende devono cambiare per adattarsi ai ritmi del mercato, gli executive devono avere una visione ampia e un quadro generale della situazione, in tempo reale e saper ricalibrare il business con tempi di ciclo più veloci”.
La risposta di Workday a queste esigenze è una piattaforma scritta ex-novo, con tecnologia allo stato dell’arte del cloud, costruita per il futuro e senza retaggi tecnologici ereditati dal passato. “Il leitmotiv di Workday è portare ai propri clienti qualcosa di completamente diverso dalle applicazioni tradizionali, introducendo un’agilità tecnologica e organizzativa che le aziende altrimenti non otterrebbero”, racconta Francini. Gli obiettivi della soluzione Workday, fondamentalmente, sono due: fornire un sistema unico, flessibile e “nativamente” integrato e migliorare il coinvolgimento della community aziendale. I 4,3 miliardi di fatturato 2020 a livello globale e gli 8.000 clienti che hanno aderito a questa offerta sono una testimonianza del successo e dei miglioramenti che le aziende hanno potuto sperimentare sulla propria pelle.
Velocità e agilità sono i due termini che ricorrono maggiormente nel messaggio di Workday, azienda che spesso negli ultimi anni si è posizionata nei gradini più alti della classifica The World Most Innovative Companies stilata da Forbes. Il concetto è semplice: per adattarsi a un mercato che si evolve sempre più in fretta, regnato da un’estrema competitività e dall’incertezza, le aziende devono snellirsi. Come una nave si libera delle zavorre per affrontare al meglio una tempesta, così i protagonisti del mercato devono, ad esempio, abbandonare i vecchi sistemi ERP (Enterprise Resource Planning): “Spesso gli ERP sono stati installati come silos applicativi, quindi la fluidità dei dati e dei processi è completamente diversa rispetto a una soluzione organica e unificata come quella di Workday”. Questa la prima raccomandazione del colosso delle applicazioni cloud per la gestione finanziaria e delle risorse umane.
A proposito, il primo asset sono proprio loro. Il capitale umano, le persone, con le loro competenze: “Le skills sono la nuova moneta della competitività”, ha riferito il managing director di Workday. “Il Covid ha messo le risorse umane in una situazione di emergenza, c’è stata la necessità di tenerle informate, coinvolte. Ha messo in evidenza alcuni fatti che erano già noti ma che non erano considerati una priorità dalle aziende”. In primis, tra le nuove skills essenziali, ci sono ovviamente le competenze digitali, che fino a poco più di un anno fa erano nient’altro che un nice to have. Le cosiddette Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics), per intenderci. Competenze che possono essere tenute sotto controllo con veloce frequenza ciclica o addirittura continuamente – e non una volta ogni due anni, come avveniva in passato – attraverso degli Skill Assesment, strumenti che permettono al dipendente e all’azienda di capire la capability di quella skill (banalmente, ad esempio, da quanto tempo la sta mettendo in atto). Tutto condito dalla tecnologia del machine learning, in grado di registrare i dati e rielaborarli sulla piattaforma, per poi restituire al dipendente suggerimenti e consigli per la sua carriera lavorativa.




