Articolo tratto dal numero di maggio 2021 di Forbes Italia. Abbonati!
L’olio è uno degli ingredienti simbolo della nostra cucina. A differenza di quanto avviene con altre specialità, ciò non è bastato a creare attorno a esso una ‘cultura’: viene spesso trattato alla stregua di prodotti da dispensa come sale e pepe, anche dai ristoratori. Una condizione che per un ragazzo cresciuto sul Gargano, tra le campagne e gli ulivi, non poteva essere accettata. Ancora di più dopo aver girovagato per diverse città del Nord e aver capito quanto un olio pugliese di un piccolo produttore potesse essere una rarità. Con queste convinzioni, e insieme a suo fratello, Marco Morrone ha ideato Olivante, il primo marketplace che permette ai ristoratori di scegliere l’olio più adatto alla propria cucina e acquistarlo direttamente dal piccolo produttore locale. “L’odore dell’olio nuovo è uno dei miei ricordi più vivi. Dietro a questo prodotto c’è tanto lavoro e migliaia di piccole aziende. Noi vogliamo aiutarle”, racconta Morrone. “Siamo partiti da tre domande: come può un piccolo produttore competere con la Gdo e i grandi player del settore? Perché se in Italia esistono più di 400 cultivar di olio diverse, si consuma e acquista solo olio extravergine ‘generico’? Come può abbinarsi lo stesso olio alla creatività e agli ingredienti di tutti i piatti proposti dalla ristorazione?”.
La piattaforma, insomma, vuole risolvere sia i problemi dei produttori che quelli dei ristoratori: i primi possono competere su mercati lontani, anche esteri, e vendere grosse quantità di prodotto senza perdere margine, mentre per i secondi, Olivante è l’unica piattaforma che combina le specificità di ogni singola cultivar con la creatività del loro menù. Nonostante le restrizioni del 2020, il marketplace è riuscito a ottenere buoni risultati con 17 produttori abbonati provenienti da quattro regioni diverse (Puglia, Toscana, Molise e Sicilia), più di 20 cultivar di olio offerte nella ‘carta degli oli’ e una serie di ristoranti riforniti in Italia. A questi numeri si aggiungono anche un ristorante in Austria e un partner commerciale in Svizzera. “Abbiamo lanciato la nostra beta pubblica a dicembre 2019, alle porte dell’anno peggiore che potessimo immaginare. Per i primi mesi di attività siamo cresciuti con un ritmo mensile del 73% fino al primo lockdown che ha fermato l’intera filiera”, spiega. “Abbiamo approfittato di quello stop forzato per creare e lanciare la prima ‘carta degli oli’ d’Italia disponibile online e la nostra ‘guida agli abbinamenti’ che ogni ristoratore può scaricare ancora oggi dalla nostra piattaforma compilando un semplicissimo form”.
A dare l’impulso iniziale alla startup è stata la vittoria del bando Pin – Pugliesi innovativi, come uno dei progetti più interessanti e promettenti per il mercato del food in Puglia, che ha dato diritto a un finanziamento di 30mila euro a fondo perduto: “Da quest’anno, grazie alle metriche ottenute, siamo partiti con la campagna di fund raising con le prime application”.






