Questo articolo di Leah Rosenbaum è apparso su Forbes.com.
Le grandi società farmaceutiche e assicurative hanno avuto un ruolo cruciale durante la pandemia, quando si sono affrettate a trovare una soluzione scientifica all’incubo del virus e al problema di sostenere i costi associati, come nel caso dei test per il Covid-19. La pandemia, però, ha portato anche benefici a molte aziende del settore della sanità.
Johnson & Johnson, il gigante dei prodotti farmaceutici e dei beni di consumo, ha sviluppato il terzo vaccino a ricevere via libera per la somministrazione negli Stati Uniti. È al primo posto tra le aziende del settore sanitario e al numero 34 nell’edizione 2021 della lista Global 2000. Le azioni della società sono salite costantemente negli ultimi sei mesi, malgrado una sospensione di 10 giorni, ad aprile, della somministrazione di vaccini negli Stati Uniti, dovuta a segnalazioni di rare trombosi associate al vaccino stesso. Dopo due udienze in commissione, la Food and Drug Administration (Fda, l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici) ha confermato la decisione di rendere il vaccino J&J disponibile a tutti gli americani sopra i 18 anni. J&J ha promesso di non trarre profitto dal suo vaccino a singola dose durante la pandemia, ma il suo business farmaceutico, la sua unità di beni di consumo e il suo gruppo di dispositivi medici hanno ottenuto buoni risultati nell’ultimo anno. Il fatturato di J&J è cresciuto del 6% nel 2020 e ha raggiunto la cifra di 82,6 miliardi di dollari.
L’impatto finanziario della produzione di vaccini anti-Covid non è stato sempre facile da interpretare. Pfizer, che ha sviluppato il primo vaccino autorizzato negli Stati Uniti, in collaborazione con la tedesca BioNTech, si colloca al terzo posto in classifica. In un rapporto sugli utili pubblicato a maggio, Pfizer ha affermato che il suo vaccino ha generato entrate per 3,5 miliardi di dollari a livello globale nei primi tre mesi dell’anno. In Borsa, però, l’annuncio non ha aiutato il titolo, che viene scambiato allo stesso prezzo di due anni fa. Il vaccino anti-Covid di Sanofi è ancora in fase di sviluppo, ma la cosa non ha impedito alla società di scalare 45 posizioni nella graduatoria mondiale e assestarsi al settimo posto.



