Carlo Cattaneo – uno dei maggiori protagonisti del Risorgimento – sosteneva che la Lombardia fosse un “immenso deposito di fatiche”. Allora l’economia era basata sulla produzione agricola – con i suoi alti e bassi – e rischi ingenti che il raccolto venisse distrutto da una gelata primaverile. Nel mondo del terziario avanzato (di cui fu agli albori presidente della Federazione nazionale), nell’economia dei servizi, Bruno Ermolli è stato un rappresentante di rango, dotato di energie notevoli e di volontà di realizzare qualcosa di valido e utile.
Bruno Ermolli, 82 anni, scomparso nella notte di ieri, è stato un manager instancabile, un uomo dedito al lavoro in modo quasi ossessivo. Gli anni Ottanta, quelli della “Milano da bere” sono state la sua apoteosi. Alberto Statera, straordinario giornalista, in un corsivo di tanti anni fa su Affari & Finanza, scrisse che Ermolli “teneva molta fretta” e quindi viaggiava con la sirena sul tetto della macchina, dove l’autista aveva indicazione di correre, perché il mondo andava veloce ed Ermolli doveva stare davanti, non dietro.
Ermolli, nato a Varese nel 1939, ha servito nel tempo, tramite la sua società di consulenza aziendale Sin&rgetica (costituita nel 1970 e diventata in breve tempo una delle prime società di consulenza strategica), i vertici delle maggiori aziende italiane, dalla Fininvest al Teatro alla Scala, dalla Camera di Commercio (dove ha sviluppato Promos, veicolo di supporto all’internazionalizzazione delle imprese) a Medusa, dal Politecnico alla Mondadori, diventando un uomo di fiducia del Cavalier Silvio Berlusconi, il quale gli chiedeva spesso consiglio. Un grande tessitore, un uomo del dialogo, un “power broker”, potremmo dire, che riusciva a lavorare sia nel privato che nel pubblico (indipendentemente dal colore politico). Quando non si riusciva a trovare un accordo, si chiamava Ermolli, il Gianni Letta in versione meneghina.
Ha fatto bene il sindaco Beppe Sala a esprimere il cordoglio della città di Milano alla famiglia Ermolli. Infatti Milano ha beneficiato della sua fattività, coronata dal Cavalierato del Lavoro (2002) e dall’Ambrogino d’Oro (2001). E non dimentichiamo quanto si sia speso per Expo2015. In qualità di vicepresidente del Teatro alla Scala si fece promotore del progetto della Scala su più poli (Piermarini, Arcimboldi, Ansaldo) e della difficile composizione di pareri nella scelta dei sovrintendenti (Stéphane Lissner e Alexander Pereira) e del direttore musicale Daniel Barenboim, che consentì al Teatro di superare un momento difficile.



