Zoom, che con l’effetto turbo del lockdown ha raggiunto 300 milioni di utenti giornalieri divisi tra free e premium, abbatte ora una nuova barriera: quella della lingua. Ha comprato infatti un’oscura startup tedesca: Kites – acronimo che sta per Karlsruhe information technology solutions -, specializzata in traduzioni simultanee, con radici universitarie e sede in una ex fabbrica di armi nella cittadina di Karlsruhe.
Dopo avere finalizzato l’acquisizione, Zoom investirà sia in Germania sia in altri paesi europei, per offrire agli utenti servizi sempre più sofisticati in nuovi centri di sviluppo. Sempre in Germania nascerà presto uno “Zoom Research Fellow”: uno dei due fondatori di Kites diverrà un fellow della ricerca basata su machine translation.
Il futuro è nella voce
“Siamo alla continua ricerca di soluzioni e nuovi modi per offrire felicità ai nostri utenti e migliorare la produttività delle riunioni di lavoro”, dice Velchamy Sankarlingam, presidente product e engineering di Zoom. “Queste tecnologie MT (machine translation) saranno fondamentali per migliorare l’offerta della nostra piattaforma di videoconference in tutto il mondo”.
Nel corso della sua crescita, Zoom ha registrato parecchi episodi di attacchi da cyber criminali. Nello scorso aprile, in pieno lockdown, con numeri in crescita esponenziale, assunse Alex Stamos, ex capo della sicurezza di Facebook.



