Articolo tratto dal numero di giugno 2021 di Forbes Italia. Abbonati!
Maurizio e Alessandro rappresentano rispettivamente la terza e quarta generazione di un’azienda che, da piccola bottega artigianale, è diventata un marchio internazionale conosciuto in tutto il mondo. E due generazioni a confronto che, nell’azienda di famiglia E. Marinella, portano ogni giorno le loro visioni, idee di business e stili diversi (il primo indossa cravatte a fondo blu perché il padre e il nonno gli hanno insegnato che la cravatta non deve distogliere l’attenzione del cliente dall’interlocutore, mentre il secondo preferisce lo smart casual), pur mantenendo quella stessa qualità artigianale che ha portato nel 1914 Don Eugenio Marinella ad aprire in Piazza Vittoria, a Napoli, il primo negozio di cravatte.
Voleva portare il made in Naples nel mondo, Don Eugenio, e infatti dalla vetrina dell’elegante Riviera di Chiaia sono stati gli inglesi i primi turisti ad apprezzare quella manifattura tramandata per più di un secolo, e che oggi richiede alle sarte circa 45 minuti per realizzare una cravatta classica tre pieghe. Il tutto sotto lo sguardo vigile di Maurizio Marinella, amministratore dell’azienda, che si reca personalmente nel setificio per dare indicazione dei pattern e dei colori da utilizzare. Un rito, che segue ogni giorno quello dell’apertura del negozio alle 6.30 del mattino. “Fino alle 9 il ritmo è differente, meno frenetico. I clienti si fermano per una chiacchiera, per bere un caffè. L’atmosfera è diversa, la vendita di una cravatta diventa quasi secondaria e si vive completamente il rito dell’accoglienza”. Maurizio ha capito di amare questo lavoro a circa otto anni quando suo nonno un giorno lo ha chiamato in disparte dopo un pranzo domenicale in famiglia e gli ha detto ‘Maurizio, ora sei grande, devi venire in negozio per respirarne l’aria e imparare’. E così è stato, anche grazie a un pizzico di intraprendenza.
La stessa di quando, da poco patentato, si è recato, tessuti nuovi alla mano, nelle case di Pietro Barilla, Francesco Cossiga, di Giulio Andreotti vestendo negli anni personalità del cinema e del teatro come Eduardo De Filippo, Marcello Mastroianni, Totò, e tutti i presidenti americani. Complice di questa storia di successo soprattutto l’energia di Napoli. “Mio padre un giorno mi ha detto ‘Maurizio dobbiamo dimostrare che si possono fare belle cose anche partendo da Napoli, ma soprattutto restando a Napoli”. E nella città partenopea Marinella ha infatti mantenuto la sua casa, salvo poi crescere a livello internazionale a Milano, Roma, Tokyo, New York, Parigi, Ginevra e Barcellona. Certo, consolidare negli anni gli stessi valori non è affatto semplice perché, come ha spiegato Marinella non si tratta di vendere solo un prodotto ma un’emozione che prende forma, dalla scelta del tessuto e dal contatto con la seta fino alla realizzazione di un capo destinato a durare per sempre. La pensa così anche Alessandro Marinella, 26 anni, che al momento si occupa della riorganizzazione dei processi interni dell’azienda. “Oggi l’artigianalità è un valore sempre più raro che va assolutamente tutelato. Forse, in passato il termine lusso era utilizzato per indicare qualcosa di costoso, oggi invece è percepito come un qualcosa più difficile da ottenere, più esclusivo”. Qualcuno all’inizio lo ha definito il nuovo ‘ambassador del made in Italy’, ma lui non si rivede in questa definizione perché “significherebbe essere un’icona da seguire, magari in futuro”.



