Vendere spazi virtuali (nel senso di cloud computing) per comprare mattoni. La nuova tendenza che si va radicando all’interno delle tech company trova conferma nel recente annuncio di Google: “Abbiamo casa a New York da 20 anni e qui abbiamo allevato 12mila dipendenti. Oggi annunciamo il nostro impegno per l’acquisto dell’edificio del Terminal St John’s Manhattan per 2,1 miliardi di dollari. Questo ufficio servirà da ancoraggio al nostro nuovo Campus di Hudson Square entro il 2023”.
L’ufficio più caro di sempre
È probabile che questo luogo di lavoro della Grande Mela, il più grande di Google fuori dalla nativa California, divenga l’ufficio più caro della storia. Al confronto, il grattacielo affilato come un rasoio creato dall’archistar Sir Norman Foster per Bank of China, a Hong Kong, costato un miliardo di dollari, rischia di impallidire. Già nel corso di quest’anno, afferma Google nel comunicato ufficiale, 250 milioni di dollari saranno investiti in questo Campus newyorkese.
Apparenti contraddizioni
Ma perché Google compra 160mila metri quadri di ufficio proprio adesso che le scrivanie si sono smaterializzate e migliaia di dipendenti hanno imparato a lavorare in remoto? Ecco la risposta del gigante fondato da Larry Page e Sergey Brin oggi guidato da Sundar Pichai: “Man mano che Google si muove verso un approccio ibrido più flessibile al lavoro, riunirsi di persona per collaborare e costruire una comunità rimarrà parte importante del nostro futuro. È per questa ragione che stiamo investendo nei nostri uffici nel mondo”.
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