Dal tricolore cucito sul petto alla maglia nera finanziaria. L’Inter ha appena comunicato di avere registrato, nel bilancio 2020/21, una perdita di 245,6 milioni di euro. La più alta in assoluto in Serie A, superiore anche a quella della Juventus. Acerrima avversaria in campo, ma ‘amica’ fuori dai terreni di gioco, come dimostrato nella coalizione pro Super Lega. Di cui, tra l’altro, si è nuovamente tornato a parlare in questi giorni, visto che la Uefa ha presentato istanza di ricusazione del giudice del Tribunale di Madrid, Manuel Ruiz de Lara, le cui disposizioni hanno indotto Nyon a ritirare le sanzioni contro i 9 club ‘separatisti’.
Il bilancio dell’Inter
Seppur accompagnato da ricavi consolidati pari a 364,7 milioni di euro, il rosso di oggi dichiarato dall’Inter non fa altro che mettere ulteriormente in dubbio la solidità finanziaria del club, tamponata per ora con un prestito elargito a caro prezzo dal fondo Oaktree (275 milioni da rimborsare con 340 milioni entro 36 mesi). Una solidità minata, in primis, dall’avvento della pandemia, con il contestuale azzeramento degli introiti da gara dovuto alla chiusura degli stadi (dato che si confronta con il 2020, quando le chiusure erano iniziate nei primi giorni di marzo). E poi c’è la crisi del colosso cinese Evergrande, in cui Zhang Jindong, che controlla l’Inter attraverso Suning holdings group, ha un’esposizione economica pari a circa 2 miliardi di euro.
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Necessarie, in questo senso, si sono quindi dimostrate le operazioni di calciomercato realizzate nell’ultima finestra estiva. Tre su tutte: gli addii dell’ex allenatore Antonio Conte – che aveva un impatto di 24,5 milioni lordi sulle casse nerazzurre -, di Romelu Lukaku e di Achraf Hakimi, ceduti rispettivamente per 115 e 68 milioni di euro. Operazioni che genereranno un impatto economico positivo nel percorso verso la sostenibilità, come evidenziato dal club.



