Il presidente Enrico Laghi è momentaneamente impossibilitato a prestare la sua preziosa (e costosa) consulenza. Ma la saggia scelta di Edizione holding, la cassaforte dei Benetton presieduta da Laghi, di tirarsi fuori dal duello tra Mediobanca e la coppia Del Vecchio/Caltagirone ha comunque l’impronta dello stile che il commercialista romano, approdato a Ponzano Veneto per dipanare il pasticcio di Autostrade per l’Italia, ha saputo imporre al gruppo, uscito senza troppi danni finanziari dalle disavventure delle autostrade, ma assai malconcio sul piano dell’immagine. Non era proprio il caso di farsi coinvolgere nella sfida tra Alberto Nagel e i grandi azionisti che chiedono la testa di Philippe Donnet, l’ad delle Generali difeso dai vertici di Piazzetta Cuccia. E così, nella sera di martedì, a Borsa chiusa, Edizione si è sfilata da patto e sindacati di vario tipo, senza prender partito, ma rivendicando “l’obiettivo di mantenere l’assoluta neutralità nelle attuali vicende che occupano Mediobanca, pur esprimendo pieno apprezzamento per l’attività svolta dal suo management”.
Laghi avrà senz’altro apprezzato. Ma il principe dei commercialisti italiani, l’uomo capace di collezionare decine di incarichi societari (almeno 24 nel momento di maggior gloria) e di incarichi commissariali (nove il suo primato), è assorbito in questi momento da ben altri pensieri rispetto a Edizione. Una presidenza che sembrava, una volta definita la cessione di Aspi in tutto i suoi aspetti, intenzionato a lasciare a fine anno nelle mani di un esponente dei Benetton (probabilmente Alessandro). A inizio settimana, Laghi è incappato nel primo serio incidente di percorso della sua carriera, vittima di uno dei tanti filoni giudiziari che riguardano Piero Amara, l’avvocato siciliano che con le sue “confidenze” ha messo in moto la maggior parte degli scandali nostrani più recenti.
Laghi e il caso Ilva
Per la procura di Potenza, il professore romano avrebbe sponsorizzato, tramite Amara, la nomina da parte del Consiglio superiore della magistratura di Carlo Maria Capristo a procuratore di Taranto. La presenza di Capristo a Taranto sarebbe servita per gestire le numerose vicende relative all’Ilva, dove Amara aveva interessi importanti. In particolare, Capristo avrebbe avallato il patteggiamento che avrebbe dovuto consentire alla società, gestita appunto da Laghi, di uscire dal maxi-processo “ambiente svenduto”. Il patteggiamento sarà poi bocciato dai giudici, ma Capristo, attualmente indagato in un filone parallelo, in cambio di questo trattamento di favore avrebbe ottenuto che persone di sua fiducia ricevessero incarichi di consulenza e assistenza legale da parte dell’Ilva.
Un’inchiesta complicata quanto velenosa, che promette di avere tempi lunghi. A tutto danno di Laghi, oggi agli arresti domiciliari nonostante che la Procura abbia insistito per l’arresto, motivandola con la rete di contatti e interessi che il professionista può mettere in campo. E da questo punto di vista, i magistrati hanno solidi argomenti.



