Se c’è un filone dell’economia che vede l’Italia protagonista assoluta nel mondo. Un segmento che si può individuare e definire con una semplice frase: Economia della bellezza. Ma siamo altrettanto bravi – dopo averla creata nei secoli – a sfruttarla nel rispetto del criteri dello sviluppo sostenibile? Quanto pesa e quanto potrebbe pesare sul nostro sistema?
Uno studio (che può facilmente contribuire ad una visione) sul progetto Economia della Bellezza nasce dalla collaborazione tra Banca Ifis e il Padiglione Venezia, della Biennale di Architettura, il cui titolo dell’edizione 2021 è Sapere come usare il sapere. In questo contesto Banca Ifis ha avviato un’analisi pensata per descrivere un modello di innovazione sostenibile che possa far leva sul ruolo dell’arte, del design, della cultura e del paesaggio come base distintiva dell’economia Made in Italy.
Lo studio realizzato dal Centro Studi di Banca Ifis ha disegnato una mappa delle relazioni che individua e sintetizza i flussi e i meccanismi economici generati dall’interazione tra luoghi, attori e servizi a supporto del sistema. In questo senso l’Economia della Bellezza si definisce in quanto “valorizzazione del nostro patrimonio culturale, architettonico, enogastronomico, di tradizioni, di identità” in grado, come stimato dall’ufficio studi di Banca Ifis, di creare valore economico attraverso canali aggregati. Tra questi la fruizione del patrimonio italiano, che determina ogni anno il 6% del PIL grazie a una spesa diretta di 43 miliardi di euro e una spesa indiretta di 64 miliardi di euro relativa all’utilizzo dei servizi di ristorazione, hospitality e quant’altro è funzionale alla produzione. Il “saper fare” e la produzione made in Italy di circa 341.000 imprese che rappresentano il 31% delle aziende di 8 settori produttivi (agroalimentare, automotive e altri mezzi di trasporto, meccanica e alta manifattura, cosmetica, moda, orologeria e gioielleria, sistema casa e artigianato artistico) con un volume annuo di fatturato complessivo pari a 682 miliardi di euro che contribuisce all’11,2% del PIL nazionale. Insomma Secondo l’analisi di Banda Ifis, il contributo complessivo di questo comparto genera il 17,2% del Pil nazionale.
Attraverso lo studio sono state individuate e narrate case history che corrispondono a tre città/luoghi italiani: Venezia come città – contenitore di ricchezze naturali, artistiche e di gusto che influenzano la produzione. Attraverso due casi aziendali la città racconta l’economia della Bellezza in un territorio da esplorare anche nelle sue accezioni contemporanee. E ancora: Bologna e il sistema Emilia-Romagna che sono un esempio di pianificazione strategica cooperativa di tipo manageriale con forte tensione al risultato. Nel territorio si contano due distretti – Motor Valley e Food Valley – che sono diventati brand internazionali, approfondite nello studio tramite due eccellenze d’impresa. La terza città è Sciacca, comune in provincia di Agrigento che ha intrapreso un percorso di valorizzazione del turista come cittadino contemporaneo attraverso la costruzione di un “Museo diffuso dei cinque sensi” che coinvolge tutta la comunità.



