Articolo tratto dal numero di novembre 2021 di Forbes Italia. Abbonati!
La sua musica, spesso un mix tra italiano e portoghese, mescola sonorità pop, urban e sudamericane. Queste ultime, in particolare, perché con una madre brasiliana e un padre italiano, la ventiquattrenne Gaia Gozzi è cresciuta respirando la cultura italiana e quella della terra della samba. Nella sua casa, da bambina, risuonavano le note di Jorge Ben Jor e Caetano Veloso, ma anche quelle di Vasco Rossi. Così, affascinata da quel mondo tanto eclettico, ha iniziato la sua ricerca musicale: Nelly Furtado, Nina Simone, Beyonce e Marisa Monte sono stati alcuni dei suoi mentori.
“La storia musicale è un ciclo che si ripete; si può prendere ciò che di bello ci è stato lasciato e fonderlo con le proprie esperienze personali. Con la mia musica cerco di raccontare la mia vita in maniera sincera e credo che questo sia l’insegnamento più grande che mi hanno tramandato gli artisti del passato”, racconta. Nel 2016, la prima occasione di mettersi in gioco con la partecipazione al talent X Factor, dove arriva in finale. Passano tre anni durante i quali si dedica alla musica scrivendo, suonando e sperimentando. Poi un’altra occasione: il programma Amici, dove dopo un percorso di cinque mesi si è guadagnata la vittoria grazie al brano Chega, oggi doppio disco di platino. Poi è stata la volta di Coco Chanel. Il suo secondo singolo estratto dall’album di inediti Nuova Genesi, certificato disco d’oro, ha superato i 240 milioni di stream.
Ancora una volta, una giungla urbana di suoni tra atmosfere ricche di saudade ed elettronica: si alternano brani in portoghese figli delle estati pauliste e pezzi in italiano a cui collaborano Simon Says, Jacopo Ettorre, Machweo, Piero Romitelli, Gerardo Pulli e Dimartino. “La saudade è una sensazione che combina la nostalgia con l’amore. Mi permette di spiegare la complessità e la bellezza dell’essere umano e caratterizza non solo la mia cultura e la mia musica ma anche il mio carattere; il modo in cui mi faccio travolgere dalle emozioni senza dover per forza dare loro un significato”.



