Articolo tratto dal numero di gennaio 2022 di Forbes Italia. Abbonati!
PayPal, Dropbox, N26, ma non solo. Sono stati tra i primi a investire in queste aziende e soprattutto a intuire che avrebbero cambiato per sempre i rispettivi settori. Tanto sarebbe dovuto bastare per rassicurarci sull’approdo in Italia di Plug and Play, avvenuto oramai due anni fa, sotto la guida di Andrea Zorzetto, che dopo aver viaggiato in giro per il mondo tra Europa, Usa e Cina e aver lavorato come policy advisor per il governo del Regno Unito e la città di Parigi, ha deciso di fare tappa in Italia, a Milano, per contribuire a dare un impulso all’ecosistema tecnologico italiano grazie alla potenza di fuoco di un gigante della Silicon Valley.
Fondato da Saeed Amidi, Plug and Play è una piattaforma di open innovation, presente in 40 città del mondo e capace di coprire qualsiasi industria, che connette grandi aziende e startup: le prime sono di frequente alla ricerca di partner che possano essere di supporto nei processi di innovazione, mentre le seconde sono alla ricerca di clienti per scalare il mercato. Inoltre, Plug and Play è anche un investitore in fase early stage. “Nel 2019 mi sono occupato di portare la società in Italia. Attualmente siamo su Milano, dove seguiamo i mondi del food, del fintech e della sostenibilità, mentre a Modena ci occupiamo di mobilità e automotive”, racconta Zorzetto. “In un fase iniziale mi sono occupato di business development. Oggi a questa attività affianco quella di gestione del team, che conta circa 12 persone”.
Nel corso di questi primi due anni, la sede italiana di Plug and Play ha stretto collaborazioni con realtà del foodtech come Esselunga, Lavazza e TetraPack, e ha lanciato il programma fintech che ha come partner UniCredit, Ubi Banca e Nexi. “Ci siamo adattati a un modello industriale e a una struttura economica molto diversa rispetto agli altri Paesi: nel resto del mondo l’innovazione è trainata dalle grandi aziende e dai giovani nelle grandi città. Il tessuto italiano è basato su piccole città, le aziende sono le piccole e medie imprese e i neolaureati tendono ad andarsene. Oggi, finalmente, l’innovazione sta uscendo da Milano per raggiungere altre città”.



