L’immagine di una stazione di servizio in dismissione non è rara. Sarà colpa dei tempi che cambiano. L’arrivo delle auto elettriche, lo sviluppo di nuove forme di mobilità, l’urbanistica e la demografia dei luoghi che si trasformano sono tutti fattori che contribuiscono a un processo che, di certo, può portare all’abbandono di servizi concepiti dal passato. Quella della rinuncia non è però l’unica strada.
Donato Piangivino ne ha trovata una diversa quando, per motivi familiari, dopo il diploma al liceo artistico di Martina Franca, si è dovuto avvicinare all’attività svolta da suo fratello: un distributore di carburanti stradale con bar annesso. Avrebbe dovuto occuparsi della sua dismissione. Invece oggi, all’età di 26 anni, è riuscito a trasformare quell’attività in un progetto, Fully Station, capace di appagare la passione per l’arte, l’architettura e la bellezza.
La stazione di servizio del futuro
“Vogliamo rivoluzionare il concetto di stazione di servizio carburante”, racconta Piangivino. “Fino a oggi questi impianti sono stati costruiti secondo logiche standardizzate ormai obsolete, sacrificando sull’altare dell’economicità prerogative oggi fondamentali per attirare la clientela: la bellezza e l’organicità degli spazi, la completezza dei servizi e il sostegno alla mobilità alternativa”. Il suo progetto vuol infatti fare di questi spazi veri e propri ‘attivatori urbani’ in grado di offrire al cliente un’esperienza completa. “Mi occupo direttamente della gestione del punto vendita pilota di Gioia del Colle, lo stesso dove ho cominciato a lavorare appena diciottenne”.
Attualmente il core business di questi impianti è ancora fortemente incentrato sul settore oil. Secondo Piangivino, le stazioni di servizio rimarranno centrali nel panorama della mobilità solo se sapranno evolversi in ambienti in grado di offrire una molteplicità di servizi e soprattutto di farlo puntando su qualità, sostenibilità e green.



