Big data. È questa, ormai, una delle parole più famose e utilizzate negli ultimi anni. Anche e soprattutto in un contesto iperconnesso e digitale come quello odierno.
Partendo dal presupposto che stiamo parlando di una delle evoluzioni tecnologiche più veloci di sempre, il termine big data indica una vastità e complessità di informazioni. In quanto, se prima era necessario consultare libri o giornali per ricavarle, oggi con la digitalizzazione le informazioni sono diventate pressoché sconfinate e impossibili da gestire. Al punto che per le aziende è ormai di fondamentale importanza essere in grado di leggere i dati provenienti da tutto il mondo e utilizzarli nei processi decisionali, per ottimizzare le strategie di business. Ciò significa che, adesso, non basta più semplicemente raccogliere i dati, ma è vitale analizzarli e utilizzarli come guida in quello che viene definito Data Driven Decision Making, ossia quel processo che permette di prendere decisioni più consapevoli.
Il Data Driven Decision Making per Vedrai
Abbreviato con l’acronimo DDDM, con Data Driven Decision Making ci si riferisce al processo decisionale basato sui big data, organizzato e funzionale, attraverso analisi e verifica delle informazioni e allineato con gli obiettivi aziendali. Permettendo, quindi, all’imprenditore di avere un supporto importante nel momento fatidico della decisione e non di fare affidamento solamente all’intuizione.
Sono nate, infatti, delle tecnologie basate sull’Intelligenza Artificiale in grado di chiamare a raccolta grandi quantità di dati, per poi discernere e comprendere quali siano funzionali per aumentare il profitto o raggiungere gli obiettivi della propria azienda. Dando la possibilità all’imprenditore di definire gli obiettivi di business che vuole raggiungere e definire quali siano gli indicatori di performance di suo interesse, anche detti KPI (key performance indicator), che gli permettono anche di valutare le performance nel tempo.



