Articolo tratto dal numero di maggio 2022 di Forbes Italia. Abbonati!
Una delle espressioni più abusate, in ambito di storytelling vitivinicolo, è proprio quella della ‘viticoltura eroica’, spesso usata impropriamente per etichettare attività che hanno sì dell’avventuroso, come è in generale il ‘mestiere della vite’, ma svolte in condizioni tutto sommato praticabili. Basta invece arrivare nel fiordo di Furore, paese ‘diffuso’ sulla Costa d’Amalfi (oggi Patrimonio Unesco), lasciarsi suggestionare da quel panorama di rocce, spesso istoriate, a strapiombo sul mare, per capire che fare vino qui finalmente rende giustizia al termine.
Marisa Cuomo e i terreni a matrice dolomitico-calcarea
Andrea Ferraioli, famiglia di vinificatori, nello sposare Marisa Cuomo le porta in dote proprio quei vigneti aggrappati alla roccia che costituiscono il paesaggio della costa da tempo immemore. Al 1980, anno di fondazione della cantina, segue un incredibile lavoro di recupero di piante storiche, molto spesso pre-fillossera, che arrivano anche ai 130 anni di età. Attività, peraltro, di importanza storica, dato l’impatto sul disciplinare del Costa d’Amalfi Doc, che viene ampliato con quelle varietà territoriali come Ripoli, Fenile, Ginestra, Biancolella, Ginestrella, Pepella, San Nicola, Sciascinoso, Tronto, ripristinate grazie al lavoro di Andrea e Marisa.
E poi quei terreni a matrice dolomitico-calcarea, prodotti dalla sedimentazione e dal successivo affioramento di fossili marini (di circa 150 milioni di anni fa), con il clima che beneficia sia del vicino Vesuvio – la cui ultima eruzione, del 1944, ha riportato 30 cm di cenere lavica sui terreni vitati – sia delle correnti iodate-salmastre, associate a pendenze mai inferiori al 50%, risultano impervi, certo, ma anche incredibilmente vocati per la viticoltura.



