Per raccontare l’operazione più importante nella storia della sua azienda, il gruppo della meccanica agricola Comer Industries, Matteo Storchi sceglie una metafora marinaresca. “Se il mare è in tempesta, serve una barca facile da manovrare. Dal 2017, quando sono diventato presidente e amministratore delegato, ho lavorato per rendere l’azienda agile e snella. Due anni fa la tempesta è arrivata, ha provocato confusione e incertezza. E l’incertezza genera sempre tante opportunità. Noi eravamo in condizione di coglierle”. Vale a dire, di investire 203 milioni di euro per acquistare la tedesca Walterscheid: un’azienda più grande della stessa Comer Industries. “Oltre a uno scenario favorevole, poi, è servita la determinazione”.
Fondata nel 1970 da tre fratelli, Comer Industries è nata a Reggiolo, in provincia di Reggio Emilia, come Co.Me.R. – Costruzioni Meccaniche Riduttori. Ha iniziato a fabbricare trasmissioni per macchine agricole, per poi allargarsi ad altri componenti destinati a mietitrebbie, trattori, aratri, falciatrici, escavatori, ruspe e generatori eolici. L’espansione internazionale, avviata nel 1985, è culminata la scorsa estate con l’acquisizione di Wpg Holdco, capogruppo di WalterscheidPowertrain Group: una delle principali aziende al mondo di componenti e sistemi di azionamento per agricoltura, industria, costruzioni e attrezzature minerarie. L’operazione ha fatto nascere un gruppo da un miliardo di euro di fatturato nel 2021, con sedi in Italia, Regno Unito, Germania, Cina, India, Stati Uniti e Brasile. Nel primo trimestre del 2022, i ricavi sono stati di 311,5 milioni di euro, con un incremento del 21% rispetto allo stesso periodo del 2021.
Da azienda familiare a gruppo internazionale
“Il principale cambiamento che ho avvertito negli ultimi mesi è nel modo in cui la società viene percepita. E parlo sia della percezione dei nostri dipendenti, sia di quella del mercato”, racconta Storchi. “Fino a poco tempo fa Comer Industries era ancora vista come un’azienda italiana a guida familiare, nata e cresciuta nel nostro Paese. Dopo un’acquisizione di questa portata, per di più in una grande economia europea come la Germania, siamo considerati un gruppo internazionale. Anche perché il fondo statunitense One Equity Partners, da cui abbiamo comprato Walterscheid, ha accettato di rimanere come socio di minoranza: un fatto molto raro”.
Storchi ammette che la fase più delicata, in ogni caso, è quella ancora in corso: l’integrazione fra le due aziende. Soprattutto perché le società hanno una storia lunga – 50 anni per Comer, 100 per Walterscheid – e, di conseguenza, tradizioni consolidate. “I più grandi ostacoli sono le differenze culturali e le abitudini”, spiega. “Quando si fanno le cose in un certo modo per tanto tempo, non ci si chiede nemmeno più se quel modo è il migliore. Per assurdo, l’incertezza degli ultimi due anni può giocare a nostro favore, perché ha obbligato tutti ad affrontare gli stessi problemi, a porsi alcune domande e a rimettere in discussione le certezze”. Come dimostrano le stesse modalità dell’acquisizione: “Abbiamo condotto tutta l’operazione con riunioni su Teams. Anche la due diligence, cioè l’approfondimento sull’azienda che stavamo comprando, è stata virtuale. Due anni fa una cosa del genere sarebbe stata inconcepibile”.



