Dalla sua nascita, avvenuta pochi anni fa, il nome Qlash è passato dal definire un’organizzazione esport italiana a connotare un brand globale. Qlash, nel suo percorso, si è mossa con lucidità e precisione, senza perdere né tempo, né tanto meno denaro: ha sviluppato velocemente partnership strategiche con molte realtà endemiche – ovvero appartenenti al settore gaming – e non endemiche, come il Milan e altre squadre sportive di primo piano. In più può già vantare da tempo una fucina di talenti e content creator, la Qlash House di Treviso, ed è anche un organizzatore di tornei e una talent agency. Il tutto senza mai dimenticare il vero motore del successo: la community.
Qlash è ormai un brand globale perché ha oltrepassato le barriere nazionali per imporsi in altri mercati, emergenti o consolidati. In pratica, quelli che nell’esport hanno iniziato a crederci davvero. La Spagna, per esempio, ma non solo. Qlash ha stabilito avamposti nella regione Mena (Medio Oriente) e in America Latina, parlando da subito la ‘lingua’ della community, intercettandone i gusti e facendosi conoscere grazie al reclutamento di team locali.
Ecco, la community. Un elemento che torna ciclicamente e che Qlash ha posto come fondamento e punto di partenza per la propria strategia di crescita, tanto da riuscire con una semplice app (Qlash Community si trova nei principali store mobile) ad attirare oltre 20mila utenti attivi mensili e a organizzare più di tremila eventi di esport.
Il nuovo round
Tutti questi elementi non rappresentano solo le pietre miliari di una costante ascesa, ma sono anche le leve che spiegano l’interesse crescente verso l’organizzazione e il motivo per il quale ogni round di investimento supera le aspettative (e gli obiettivi). Qlash ha infatti appena concluso un round di investimento che inizialmente si sarebbe dovuto attestare sui due milioni di euro, aumentato (e chiuso) a 2,6 milioni. Tra i partecipanti all’equity round, il round, coordinato dall’advisor Growth Capital, figurano B Heroes (Italia) e Klambt Digital (Germania), ma anche business angel e star dello sport che, ancora una volta, confermano che il connubio tra sport ed esport ha un potenziale ancora inespresso.



