È morto a 78 anni Giuseppe Bono, manager di Stato protagonista di numerose vicende degli ultimi 50 anni. Calabrese, nato nel 1944 a Pizzoni, in provincia di Vibo Valentia, una laurea in Economia e commercio, ha lavorato per tutta la vita al servizio delle partecipazioni statali. Andava orgoglioso dell’appellativo che gli si attribuiva, ‘Boiardo di Stato’. Perché in Russia il termine boiardo, tra il X e il XVII secolo, indicava un feudatario dell’alta aristocrazia, che aveva sotto il suo dominio territori e feudi molto estesi e che era posizionato, in termini di influenza e risorse, al di sopra di ogni altro nobile e al di sotto solo della classe reale.
Una vita al servizio delle partecipazioni statali
Bono intraprese la carriera nel 1963 nell’area amministrativa e del controllo di gestione presso la Fiat-Finmeccanica, per poi entrare in Omeca (Gruppo Fiat-Finmeccanica e dal 1968 Efim), quindi dal 1971 al 1993 in Efim (Ente partecipazioni e finanziamento industrie manifatturiere). Efim è stata una finanziaria del sistema delle partecipazioni statali, costretta per anni dai politici del tempo a rilevare imprese private in crisi. Un ricettacolo di imprese decotte, le cui ricadute occupazionali avrebbe potuto creare problemi sociali.
Nel 1992 la gravissima esposizione dell’Efim verso le banche fece propendere il governo, allora guidato da Giuliano Amato, per la sua messa in liquidazione. La voragine dei conti causò un complesso contenzioso, anche internazionale. Dei debiti dell’Efim si fecero stime quanto mai allarmanti: il Financial Times le valutò in 4mila miliardi di lire verso banche italiane, 3.500 miliardi verso banche estere, 2mila miliardi verso i fornitori, mille miliardi per obbligazioni collocate sul mercato. Le numerose banche estere esposte verso l’Efim si videro congelare i propri crediti e questo provocò una crisi di credibilità dello Stato italiano che portò le agenzie internazionali a declassare il rating.
Nel 1993 la garanzia dello Stato sui debiti dell’Efim e la concessione dei fondi necessari alla liquidazione furono tra le proposte messe sul tavolo dal ministro della Difesa, Beniamino Andreatta, e dal commissario europeo Karel Van Miert, che portò ad accelerare il processo di privatizzazione dell’Istituto per la Ricostruzione Industriale (Iri). Tempi difficili, quindi, quelli vissuti da Bono, che nel tempo dimostrò una tenacia e una capacità di resilienza fuori dal comune.



