Il clima impazzito, che minaccia la nostra sopravvivenza (basta guardare le immagini di devastazione in arrivo da Hong Kong) rende sempre più urgente il cambiamento.
L’obiettivo zero emissioni è diventato un mantra per società come Amazon, Xiaomi, Lenovo, Apple, Google, che fissano la data di emissioni zero al 2040. Ma c’è il caso di Uber, specialista della mobilità, che anticipa tutti di dieci anni: entro il 2030 le auto non elettriche che aderiscono al servizio saranno espulse dalla piattaforma. Questo ha detto in sintesi il ceo Dara Khosrowshahi, in una recente intervista rilasciata alla NBC a margine dell’Aspen Ideas Festival.
Bastone e carota
Fin qui il bastone mostrato dall’azienda leader del ride-hailing, anche se Uber la carota agli autisti la offre sotto forma di aiuti per il passaggio all’elettrico. Ci sono 800 milioni di dollari investiti dalla società per questo cambiamento epocale. Sono in corso partnership tra Uber, Chevrolet, Hyundai, che permette ai conducenti di noleggiare un veicolo elettrico per lavorare a 273 dollari alla settimana, e Tesla, che invece chiede 299 dollari per una Model 3. Inoltre, nelle stazioni di ricarica EVgo verranno applicati sconti fino al 45%.
Europa meglio degli Usa
Applicando il programma Uber Green la società riconosce ai conducenti associati alla piattaforma un dollaro extra per ciascuna corsa. Cifra apparentemente modesta ma che può incrementare il fatturato annuo fino a 4.000 dollari per ciascun conducente. Non è un mistero che l’Europa sia molto avanti, rispetto agli Usa, nella diffusione di veicoli elettrici. Uber nell’aera metropolitana di Londra applica una tariffa per l’aria pulita che gli ha permesso di raccogliere 145 milioni di sterline per sovvenzionare l’acquisto di veicoli elettrici,come riporta CNBC.



