Evergrande trema ancora e crolla alla borsa di Hong Kong, dopo avere annunciato di non essere in grado di attuare il piano di ristrutturazione necessario a garantirne la sopravvivenza. Nel programma presentato a marzo, Evergrande aveva proposto ai creditori offshore anche la conversione del debito attuale in nuove obbligazioni, con scadenze da 10 a 12 anni, oppure “una combinazione di nuovo debito e strumenti legati alle azioni dell’unità di servizi immobiliari di Evergrande, della sua divisione di veicoli elettrici o del costruttore stesso”.
Ieri il gruppo ha detto di non “essere in grado di soddisfare i requisiti per l’emissione di nuovi bond”, poiché la controllata Hengda Real Estate Group “è oggetto di indagini” per sospetta divulgazione di informazioni. Alla fine di luglio, i debiti non pagati di Hengda Real Estate erano circa 277,5 miliardi di yuan (38 miliardi di dollari), con 1.931 cause legali pendenti. E “in considerazione del fatto che Hengda Real Estate Group, una delle principali filiali della società, è oggetto di indagine, il gruppo non è in grado di soddisfare i requisiti per l’emissione di nuove obbligazioni nelle circostanze attuali”.
Il colosso, in seguito alla dichiarazione, ha perso oltre il 25%. La notizia segue di due giorni l’annuncio che gli incontri sulla ristrutturazione previsti per oggi e domani non si sarebbero svolti poiché “è necessario rivalutare i termini” per adattarli alla “situazione oggettiva e alle richieste dei creditori”. Sono in perdita anche le controllate Evergrande Nev (-20%) ed Evergrande Serces (-11%). Cede terreno l’intero settore degli sviluppatori di real estate, tra cui Sunac (-4,85%) e Country Garden (-5%).
Ritorna il timore “effetto domino”
Ritorna così il timore che la crisi del settore immobiliare cinese possa riversarsi anche su altri settori dell’economia, generando un effetto domino. Biden aveva parlato di “bomba a orologeria”, poiché la Cina “stava crescendo dell’8% all’anno, mentre ora è vicina al 2% all’anno”.



