Articolo tratto dal numero di gennaio 2024 di Forbes Italia. Abbonati!
Toscano, originario di Piombino, Paolo Ghezzi, sposato, due figli, è direttore generale di InfoCamere dal 2014. Laureato a Pisa in scienze dell’informazione, ha svolto la sua carriera prima in Cerved e poi nella società di informatica delle Camere di commercio, iniziando come esperto di tlc e networking, fino a ricoprire l’incarico attuale. Guida una Ducati Scrambler, che, nella versione vintage, conserva un concetto per lui affascinante: affrontare la strada sapendo di poter scegliere, in ogni momento, di affidarsi all’istinto e imboccare una sterrata per inseguire un’idea, una visione. Cambiare a un tratto prospettiva per fare un’esperienza nuova.
Prospettiva e accelerazione sono le parole chiave per Ghezzi. In Italia, negli ultimi tre anni, InfoCamere ha dato un contributo importante per recuperare il gap digitale del Paese. Però, quando si è molto indietro, è indispensabile compiere un doppio balzo in avanti: fare scelte ‘disruptive’, come dicono gli americani, perché gli altri non stanno ad aspettarti. Per farlo, serve il binomio visione-innovazione. L’esperienza dell’ultimo triennio è stata una specie di epifania per milioni di cittadini e piccoli imprenditori che si sono accorti, a un tratto, che non si può fare a meno di internet, di un computer e di uno smartphone. Fino a ieri avevano preferito raggiungere il proprio mercato in maniera diretta, ma oggi devono ripensarsi e imparare in fretta a usare il digitale.
Lo scenario è cambiato, dobbiamo cambiare anche noi. Al traguardo del Pnrr dobbiamo portare un’Italia diversa perché possa continuare a essere una delle prime economie del mondo, custode di un patrimonio naturale e culturale unico e di un potenziale di innovazione che è la migliore garanzia del futuro. “InfoCamere”, dice Ghezzi, “sta giocando la sua partita per supportare il sistema camerale nella messa a terra di alcuni servizi destinati a migliorare il rapporto tra impresa e stato. Il digitale deve rendere più semplice la vita alle aziende. Dobbiamo aiutare il Paese a cambiare volto. Una Pa meno invadente e più efficiente è lo specchio di uno stato più autorevole. Da oltre 40 anni lavoriamo al centro di un ecosistema istituzionale dell’informazione economica, con radici in tutti i territori e aperto al mondo, per sviluppare soluzioni digitali all’avanguardia, pensate per essere semplici e alla portata di tutti gli imprenditori che si rivolgono alle camere di commercio. Una realtà molto diversificata che va dai grandi player del made in Italy al titolare del bar sotto casa, passando per le startup innovative. Un ecosistema che coinvolge più di dieci milioni di cittadini-imprenditori alla guida di oltre cinque milioni di aziende. Il 97% di queste realtà ha meno di cinque addetti e oltre la metà è costituita da imprese individuali. Se il Paese vuole entrare nel futuro digitale, deve partire da qui”.



