Articolo tratto dal numero di gennaio 2024 di Forbes Italia. Abbonati!
C’era una volta la sostenibilità. Dopo decenni di pratiche sbagliate che hanno coinvolto moltissime aziende, da quelle industriali a quelle dei servizi, i primi accenni di cambiamento climatico hanno fatto virare l’attenzione dell’opinione pubblica su un mondo fino a poco tempo fa sconosciuto.
Nel settore dell’ospitalità, la sostenibilità si è trasformata in un terreno di caccia per i soggetti commerciali che offrono e vendono bollini, premi, riconoscimenti e attestati legati alla’essere green delle strutture di accoglienza, dai cinque stelle lusso ai b&b a conduzione familiare. Il conflitto d’interesse è dietro l’angolo: se un marchio legato alla sostenibilità utilizza la parola ‘certificato’ senza essere accreditato da organismi ad hoc, si configura il cosiddetto greenwashing di cui oggi si parla tanto, ovvero l’antitesi della sostenibilità.
“Purtroppo, la consapevolezza dell’importanza della sostenibilità certificata sotto accreditamento non è ancora abbastanza diffusa: il risultato è che il mercato è invaso da certificazioni che non certificano nulla”, afferma Giorgio Caire di Lauzet, fondatore e amministratore delegato di Dream&Charme. Con il suo organismo di certificazione accreditato da Accredia, il manager sta portando avanti la missione di proporre al mondo dell’hôtellerie un marchio di struttura, chiamato Dca, di riferimento per il settore dell’accoglienza.



