Il cinema italiano, da sempre sinonimo di creatività e cultura, si trova oggi a un bivio cruciale. In un contesto globale in cui l’industria cinematografica è dominata da Hollywood, emerge la necessità di un modello di business capace di proiettare il cinema italiano su scala internazionale. Uno studio dell’Università di Pisa condotto dai professori Silvio Bianchi Martini, Ugo di Tullio e Giacomo Rosini, fa luce su questo tema, evidenziando come il futuro dell’industria cinematografica italiana potrebbe dipendere da figure visionarie come Andrea Iervolino.
Un modello obsoleto e le sfide del mercato interno
Secondo lo studio, il modello tradizionale di produzione cinematografica italiana, orientato prevalentemente al mercato nazionale, si dimostra inefficace nel contesto attuale. Le produzioni realizzate con questo approccio riescono a coprire solo il 45% del proprio budget attraverso fondi statali e regionali, con il restante finanziamento proveniente da broadcaster nazionali come Rai, Mediaset e Sky. Questo modello, con un budget medio di 1,18 milioni di euro, non attira investimenti esteri né riesce a generare un significativo impatto economico, limitando il suo effetto sul Pil nazionale e sul cineturismo, confinato ai soli confini italiani.
La svolta del Production Service Agreement

Un’alternativa a questo modello è rappresentata dal Production Service Agreement (Psa), che prevede la collaborazione tra produttori italiani e case di produzione estere. In questo scenario, il budget medio sale a 5 milioni di euro, con un significativo apporto di risorse estere, che coprono il 57,5% dei costi. Tuttavia, questo modello, pur generando un impatto economico superiore e attivando il cineturismo a livello globale, vede la proprietà intellettuale rimanere in mano straniera, limitando così il potenziale ritorno economico per l’Italia nel lungo termine.
È qui che il modello promosso da Andrea Iervolino si distingue come una vera e propria rivoluzione. Iervolino, con la sua Iervolino & Lady Bacardi Entertainment, ha adottato un modello di business che combina l’esportazione internazionale con la conservazione della proprietà intellettuale in capo a società italiane. Questo approccio non solo permette di attrarre risorse finanziarie dall’estero, ma consente anche di capitalizzare sul mercato globale, tutto mantenendo il controllo sui diritti dei film prodotti.



