Continua la telenovela tra Commerzbank e UniCredit. Un matrimonio complesso che la banca tedesca, sostenuta dal suo stesso governo (e anche dalle resistenze dell’esecutivo italiano) sta cercando in tutti i modi di mandare in fumo. Mandando continuamente dei segnali diretti a Orcel, seguendo l’esempio – più o meno diretto – di Don Abbondio nei ‘Promessi Sposi’ (e non è detto che l’esito sia diverso però). L’ultimo, in ordine cronologico, è quello comunicato oggi: licenziare per resistere. Per non cedere la propria indipendenza.
A margine della pubblicazione dei conti del 2024, Commerzbank ha infatti rivelato che entro il 2028 prevede di tagliare “circa 3.900 posizioni a tempo pieno. Di queste, circa 3.300 riguardano principalmente le funzioni del personale centrale e le operazioni in Germania”. Una decisione giustificata dalla “digitalizzazione e dalla crescita dei siti internazionali”, ma che comunque, spiega la banca, non cambierà il numero totale dei dipendenti che “rimarrà costante a 36.700 in tutto il mondo”, in quanto ci sarà “un aumento del personale in aree selezionate, come le sedi internazionali e all’interno della filiale polacca mBank”.
Nel dettaglio, per rendere il processo di trasformazione socialmente accettabile, “Commerzbank si affiderà principalmente al cambiamento demografico e alle fluttuazioni naturali”. In questa direzione, “offrirà un programma di pensionamento parziale anticipato quest’anno”. Principi, peraltro, che la banca ha già concordato questi principi chiave in un accordo di trasformazione congiunto con i sindacati dei dipendenti.
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