È tutta da riscrivere la narrazione relativa al risiko che sta interessando il settore bancario nel nostro Paese. Nei giorni scorsi si sono sprecate le analisi che sottolineavano l’accerchiamento di Mediobanca, che ha sì vinto la battaglia per confermare Philippe Donnet come group ceo di Generali, ma si appresta a ‘subire’ l’offerta pubblica di scambio da parte di Banca Mps. Con Siena che ha come principali azionisti (dopo il Tesoro) Francesco Gaetano Caltagirone e Delfin (holding degli eredi Del Vecchio), vale a dire i due soci forti appena sconfitti all’assemblea Generali, nonché i principali azionisti della stessa Mediobanca, pur senza potere d’indirizzo in quanto all’opposizione rispetto alla gestione del ceo Alberto Nagel.
La contromossa di Mediobanca
Sta di fatto che Mediobanca si è tirata fuori dall’angolo con un colpo a sorpresa, lanciando a sua un’Ops sul 100% di Banca Generali, offrendo alla capogruppo Generali e agli altri azionisti la propria partecipazione (è il primo socio con il 13,1%, che ai prezzi attuali è valutato 6,5 miliardi) in cambio della controllata.
L’offerta prevede 1,7 azioni del gruppo assicurativo per ogni azione consegnata all’Ops. Rispetto alle quotazione di venerdì la valutazione prevede un premio dell’11% su Banca Generali. La quota minima definita da Piazzetta Cuccia per dare corso all’offerta è del 50%. L’Ops dovrebbe concludersi a fine ottobre. Convocata per il 16 giugno l’assemblea degli azionisti di Mediobanca
Focus sul wealth management
L’aggregazione consente “l’evoluzione del rapporto tra Mediobanca e Generali che da finanziario si trasforma in una forte partnership industriale”, spiega una nota dell’offerente. Che precisa come l’operazione consenta di trasformare “il gruppo Mediobanca in un leader nel wealth management con attivi in gestione per 210 miliardi, ricavi per 2 miliardi e capacità di crescita per oltre 15miliardi annui.



