“In Italia, il tempo di risposta per un’application relativa a un progetto di ricerca nel campo della scienza è mediamente 16 mesi. Quando il giovane ricercatore riceve la risposta, si trova già all’estero, sta lavorando e, magari, ha messo su famiglia”, dice amareggiato un esponente dell’Ibsa Foundation per la ricerca scientifica con sede a Lugano.
“L’Italia investe meno di un terzo rispetto agli altri paesi europei nella ricerca scientifica. Eppure il nostro Paese riesce a formare giovani ricercatori tra i più competitivi del continente”, racconta Alberto Mantovani, direttore scientifico emerito dell’Ircss Humanitas e professore alla Humanitas University.
Le borse di studio
Come sempre accade, quando la politica latita e le istituzioni si occupano sempre meno della formazione scientifica, entra in campo la forza delle singole persone, riunite stavolta sotto la Ibsa Foundation for scientific research, che assegna sei borse di studio da 32mila euro a fronte di 259 candidature in arrivo da 45 paesi. Negli ultimi anni sono state assegnante 58 borse di studio, per un totale di 1,6 milioni di euro. Il nuovo bando Fellowship 2025 si arricchisce del Research Equity Prize per progetti destinati ai paesi in via di sviluppo.
Tra le fellowship di quest’anno c’è una vincitrice italiana. Si chiama Ilaria Chiaradia, ha 30 anni, arriva dall’Università La Sapienza di Roma e ha vinto con un progetto dedicato alla maternità responsabile: effetto di sostanze d’abuso comune (alcol e fumo) sullo sviluppo del cervello del feto.



