Gesticolando all’italiana in virtù delle mani poli-articolate e dal basso dei suoi 140 centimetri d’altezza, martedì il robot Alter-Ego ha lavorato tutto il giorno nel Padiglione Cetacei dell’Aquario di Genova. Con la pazienza di un santo ha fornito informazioni ai visitatori e intavolato conversazioni se solleticato su temi tecnici a lui congeniali. Il robot umanoide Alter-Ego ha così superato brillantemente la dimostrazione-sperimentazione del 10 giugno.
Lo assicura Francesco Rea, ricercatore dell’unità Cognitive Architecture for Collaborative Technologies e da sei mesi concentrato su questa performance del robot: nato e cresciuto nell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova (IIT). L’iniziativa si inserisce nel RAISE – Robotics and AI for Socio-economic Empowerment, l’ecosistema dell’innovazione finanziato da fondi PNRR.

Alter-Ego, la guida robotica all’Acquario di Genova
Ego, come lo chiamano affettuosamente i suoi frequentatori più assidui, è stata l’attrazione della giornata. “A dire il vero”, prosegue Rea, “ci aspettavamo meno interazione. Invece i visitatori lo hanno tempestato di domande, dagli adulti ai bambini che gli correvano letteralmente incontro. Ha cooperato senza risparmiarsi modulando l’approccio a seconda dell’interlocutore e del gruppo. Del resto è stato congegnato per interagire sia col singolo sia con più persone”.
Aveva un compito preciso: fornire informazioni sui delfini e sull’importanza della loro conservazione, in linea con la missione di ricerca, divulgazione e sensibilizzazione dell’Acquario. Dopo una presentazione introduttiva, rigorosamente da manuale, Ego ha proseguito a braccio, rispondendo alle domande dei passanti e sostenendo la conversazione anche con il linguaggio del corpo. “È importante”, spiega ancora Rea, “che il visitatore possa intuire dall’espressione del volto, ad esempio, se Ego sta ‘pensando’, così da lasciargli il tempo necessario per elaborare una risposta”. Ego è un robot che sa stare al mondo: dotato di intelligenza sociale, è in grado di leggere le espressioni del suo interlocutore ed esercitare quella sana empatia che gli consente di costruire relazioni equilibrate.

L’evoluzione futura


