Articolo tratto dal numero di luglio 2025 di Forbes Italia. Abbonati!
Manager, imprenditore, fondatore di startup, innovatore, protagonista dell’evoluzione tecnologica degli ultimi 20 anni che ha trasformato il sistema bancario nazionale e traghettatore delle banche italiane verso un futuro che, oggi, in moltissimi non riescono ancora a immaginare, ma che lui riesce a plasmare. Se un termine può condensare la sua storia, questo è visione. La capacità di analizzare i caratteri evolutivi del presente e individuare le soluzioni tecnologiche per costruire il futuro. Questo approccio emerge da ogni parola di Stefano Achermann, romano, classe 1969, trapiantato a Milano e così radicato in città da aver vinto l’Ambrogino d’oro nel 2019 per il suo impegno sociale con l’Associazione per Milano, di cui è fondatore.
La storia di Stefano Achermann
Una capacità di visione e di confrontarsi con ciò che plasma il futuro che Achermann ha dimostrato fin dai tempi degli studi in economia alla Sapienza: si laureò con una tesi sui derivati, argomento in quegli anni alquanto di nicchia negli atenei italiani, se non altro per il valore globale di quegli strumenti finanziari, che allora era una frazione minima di quello odierna. Subito dopo la laurea la vocazione imprenditoriale si è mescolata alla prima sfida che lo ha proiettato verso il futuro del settore bancario. L’uso di massa del web era agli albori, il suo utilizzo commerciale un’ipotesi. Qualche ‘esperto’ formulava addirittura una delle previsioni che peggio invecchieranno nella storia della tecnologia, definendo la rete poco più di un gioco. Achermann, invece, iniziò a chiedersi come le banche potessero utilizzare internet per il business e fondò, nel 1996, E-Finance Consulting, una ‘consulting startup’ rivolta a istituti di credito e assicurazioni, un mondo nel quale allora “molti processi erano svolti analogicamente. Si facevano le scansioni degli assegni manualmente”, ricorda. “C’erano archivi stipati di materiale cartaceo”.
Tra il 1999 e il 2001 affiancò McKinsey e poi, nel 2002, entrò come partner nel gruppo Replay, in cui si occupava dello sviluppo del business. Nel 2005 fu chiamato nel gruppo Capitalia, allora uno dei principali istituti di credito italiani. Dopo due anni era responsabile dell’intero settore It e quindi presidente di Capitalia Informatica. Con l’acquisizione di Capitalia da parte di UniCredit ha avuto il compito di garantire la migrazione dei sistemi del gruppo romano nell’ecosistema tecnologico di quello milanese, assicurando la riuscita di un processo di enorme difficoltà tecnico-organizzativa. In questa fase Achermann ha consolidato il suo bagaglio tecnico e manageriale, che lo ha portato a essere uno dei punti di riferimento per l’innovazione tecnologica e la governance del settore It nel sistema bancario.



