Dal 1 luglio è entrata in vigore l’Iva agevolata al 5% per le cessioni e le importazioni di opere d’arte, oggetti di antiquariato e da collezione. Inoltre è stato introdotto un meccanismo di alternatività tra il ‘regime del margine’ e l’applicazione dell’aliquota ridotta del 5%. Ne abbiamo parlato con Giulia Cipollini, responsabile del team italiano di pianificazione fiscale e patrimoniale dello studio legale Withers.
Che cosa cambia con la nuova aliquota Iva?
Fino al 30 giugno le vendite effettuate direttamente dagli artisti o dai loro eredi, così come le importazioni di opere d’arte, erano soggette all’aliquota Iva agevolata del 10%. Diversamente, le operazioni condotte da gallerie e operatori del settore commerciale erano assoggettate all’aliquota ordinaria del 22%. A partire dal 1 luglio la normativa è cambiata: si applica un’aliquota unica del 5% a tutte le cessioni, indipendentemente dal soggetto che le effettua – artisti, eredi, gallerie o mercanti d’arte – e anche alle importazioni.
Il quadro italiano è differente rispetto al resto d’Europa?
L’intervento si inserisce nel quadro della Direttiva Ue n. 524 del 2022, che ha modificato la normativa del 2006, consentendo agli stati membri di applicare un’aliquota Iva ridotta. L’Italia ha finalmente recepito questa possibilità, allineando il proprio sistema fiscale a quello di altri paesi europei e puntando a rafforzare la competitività del mercato nazionale. In effetti, in Europa diversi stati applicano da tempo regimi agevolati nel settore dell’arte: ad esempio, in Francia l’aliquota è del 5,5%, mentre in Germania si applica il 7%. Con questa riforma, l’Italia si posiziona tra i paesi fiscalmente più attrattivi, colmando un divario che per anni ha svantaggiato il nostro mercato rispetto a quello estero.
Quale sarà l’impatto del provvedimento sul sistema arte in Italia?
Avrà un impatto senza dubbio positivo. In prima battuta, favorirà la tracciabilità delle operazioni e la trasparenza del mercato. Secondo stime di settore, la misura potrebbe generare un incremento significativo del giro d’affari fino a 1,5 miliardi di euro entro tre anni, con un impatto economico complessivo stimato in oltre 4 miliardi. Questo effetto moltiplicatore coinvolgerebbe non solo gallerie e mercanti, ma anche artisti, restauratori, trasportatori e assicuratori. Inoltre, le realtà più piccole, spesso penalizzate dal precedente regime al 22%, potranno beneficiare di una maggiore marginalità e competitività, favorendo la diversificazione dell’offerta culturale e la sopravvivenza di operatori di nicchia. L’abbattimento del costo fiscale sulle transazioni può incentivare nuovi collezionisti ad avvicinarsi al mercato, aumentando la domanda e la circolazione delle opere, anche tra generazioni più giovani.



