Se oggi il termine ‘sostenibilità’ rischia sempre più spesso di dissolversi nella nebbia della retorica aziendale, esistono realtà che ne recuperano il significato autentico, restituendolo alla sua dimensione più concreta e quantificabile. Non uno slogan, né un obbligo, ma una risposta coerente a un sistema di valori che è motore di trasformazione socio-culturale. Tra queste c’è Florim, gruppo di Fiorano Modenese che, da oltre 60 anni, produce superfici ceramiche per l’edilizia, l’architettura e l’interior design. Guidata da Claudio Lucchese, con il supporto di Beatrice, rispettivamente figlio e nipote del fondatore Giovanni Lucchese, l’azienda – che ha chiuso il 2024 con 416 milioni di euro di fatturato – porta avanti una visione che coniuga rigore industriale, ricerca estetica e responsabilità sociale e ambientale.
Dalla crisi del 2008 alla certificazione B Corp: il percorso pionieristico nella sostenibilità
“Oggi il termine sostenibilità è spesso abusato, ridotto a concetti astratti”, spiega Beatrice Lucchese, cco e project director dell’azienda. “Per noi l’unico modo di intendere la sostenibilità è la concretezza: deve essere qualcosa di misurabile, trasparente e traducibile in azioni e risultati tangibili”. Una dichiarazione che trova riscontro in un percorso iniziato ben prima che la sostenibilità diventasse un imperativo narrativo e normativo. Nel 2008, mentre la crisi finanziaria globale metteva in ginocchio il comparto manifatturiero, Florim si muoveva controcorrente, pubblicando il suo primo bilancio di sostenibilità. Una mossa non cosmetica ma culturale, che rifletteva un’identità aziendale già orientata alla responsabilità.
Da allora l’azienda ha inanellato una serie di primati che ne fanno un caso di studio a livello internazionale: nel 2010 è stata la prima impresa ceramica italiana a ottenere la certificazione per la salute e la sicurezza dei lavoratori (oggi Iso 45001); nel 2013 la prima al mondo nel settore a certificarsi secondo la Iso 50001 per la gestione dell’energia; infine, nel 2020, la prima industria ceramica globale a ottenere il riconoscimento B Corp. “Siamo anche società benefit e abbiamo formalizzato nel nostro statuto la volontà di operare non solo per il profitto, ma anche per generare valore per l’ambiente, le persone e il territorio”.
Dall’autosufficienza energetica alla circolarità industriale
La conquista di sigilli certificativi è stata accompagnata da azioni nel campo della transizione energetica: a partire dal 2011, Florim ha investito 74 milioni di euro in progetti legati all’efficienza energetica e alla sostenibilità ambientale. Non iniziative estemporanee, ma un ridisegno strutturale degli impianti produttivi, divenuti veri hub di energia pulita. Con 127mila metri quadrati di pannelli fotovoltaici, sistemi di cogenerazione e recupero termico, l’azienda ha raggiunto l’autosufficienza energetica: “Oggi siamo in grado di autoprodurre fino al 100% dell’elettricità necessaria al funzionamento degli impianti produttivi e delle sedi in Italia”. Tra il 2012 e il 2024 sono state evitate emissioni per oltre 164mila tonnellate di CO2. “Nel 2022 siamo stati tra le prime aziende italiane ad aderire a CO2alizione, dichiarando il nostro impegno verso le zero emissioni nette, e abbiamo creato CarbonZero, un progetto di superfici carbon neutral, sostenendo progetti certificati per la produzione di energia pulita nei paesi in via di sviluppo”.



