Articolo tratto dal numero di settembre 2025 di Forbes Italia. Abbonati
Vicino al borgo medievale di Riparbella, sulla Costa Toscana, l’energia della natura trova slancio e rifugio: la macchia mediterranea, i frutteti, gli olivi, gli orti e le piante aromatiche regalano colori, profumi e suggestioni di un paesaggio che vive in armonia con il mare poco distante. È qui che sorge Caiarossa, un luogo in cui la biodiversità è parte integrante dell’identità aziendale.
La storia
Nel 2004 Eric Albada Jelgersma acquistava Caiarossa, nata nel 1998 e sin dall’inizio guidata dai principi dell’agricoltura biodinamica e biologica. La scelse come ispirazione italiana da affiancare alla sua storica tenuta Château Giscours, nella denominazione di Margaux, a Bordeaux. Dal primo incontro con questa terra si innamorò della sua bellezza, della sua energia e della sua complessità, riconoscendone il potenziale e intuendo la possibilità di dare vita a un progetto unico. Oggi i figli custodiscono e sviluppano la sua visione, mantenendo saldo il legame tra famiglia e luogo.
Il nome Caiarossa è nato come omaggio alla divinità della Terra, Gaia, e alle sfumature rosse che caratterizzano il paesaggio circostante. La proprietà è un mosaico di terroir, con 40 ettari suddivisi in 59 parcelle, ciascuna con caratteristiche geologiche e microclimatiche distinte. Lo studio approfondito dei vigneti ha portato a selezionare dieci varietà, scelte per interpretare al meglio le peculiarità di ogni appezzamento. Ogni parcella viene vinificata separatamente, per preservarne l’espressione autentica e creare vini che rappresentino l’unicità e la ricchezza di Caiarossa. Nel rispetto della biodinamica, non si utilizzano fertilizzanti chimici né pesticidi, ma preparati naturali distribuiti secondo il calendario lunare e ‘dinamizzati’ in acqua piovana, così da trasmettere energia vitale ai terreni e alle piante. Questo approccio rafforza l’equilibrio dell’ecosistema e favorisce la vitalità del suolo.



