Di Eleonora Fraschini
Le preoccupazioni per un possibile surriscaldamento dell’intelligenza artificiale scuotono i mercati. Dai grandi nomi della finanza ai listini tecnologici, cresce il timore che l’euforia per l’IA stia superando la realtà dei fondamentali.
I fatti chiave
- Michael Burry, celebre per la sua ‘Grande scommessa’ contro i mutui subprime nel 2007, ha rivelato alla Sec una posizione short da 1,1 miliardi di dollari su Nvidia e Palantir, paragonando l’attuale entusiasmo per l’IA alla bolla dot-com del 2000.
- Al Global Financial Leaders’ Investment Summit di Hong Kong, il ceo di Goldman Sachs, David Solomon, ha previsto una correzione del 10-20% nei prossimi 12-24 mesi. Una visione condivisa dai vertici di Morgan Stanley e J.P. Morgan, che hanno espresso timori analoghi.
- Ieri il Nasdaq ha perso il 2%, trascinato dai titoli tecnologici. Palantir ha registrato un calo del 16%, mentre Nvidia ha ceduto oltre il 2%, nonostante il recente record di 5.000 miliardi di dollari di capitalizzazione.
- Oggi i listini statunitensi hanno aperto in lieve calo, segno che la tensione sul comparto tecnologico resta elevata e che gli investitori continuano a monitorare con cautela l’evoluzione del sentiment sull’intelligenza artificiale.
- Le azioni di Nvidia (+46%) e Palantir (+157%) restano fortemente positive da inizio anno, ma gli analisti iniziano a parlare di segnali di surriscaldamento.
Michael Burry punta contro l’IA
Michael Burry, il gestore di Scion Asset Management reso celebre dal film La grande scommessa, è tornato a far tremare Wall Street. Dopo aver previsto la crisi dei mutui subprime, ora scommette contro due tra i simboli più visibili della febbre da intelligenza artificiale: Nvidia e Palantir.
Nei suoi post su X, spesso criptici, Burry ha paragonato l’attuale fase del mercato a quella che precedette la bolla di internet di fine anni Novanta, quando le valutazioni delle società tecnologiche erano salite su aspettative irrealistiche. La sua mossa, resa pubblica nei documenti alla Sec, è stata interpretata come un segnale di crescente scetticismo verso la narrativa dominante sull’IA.



