Di Eleonora Fraschini
Nel Climate Action Monitor 2025, l’Ocse avverte che la risposta globale alla crisi climatica è in grave ritardo. Le emissioni hanno toccato un nuovo massimo storico e la crescita delle politiche ambientali si è quasi fermata. Il prezzo, lo scorso anno, è stato alto: in tutto il mondo si stimano 16mila morti e oltre 328 miliardi di dollari (circa 305 miliardi di euro) di danni economici dovuti a eventi meteorologici e disastri naturali legati al clima. Senza strumenti vincolanti e governance coordinate, gli obiettivi di neutralità climatica rischiano di restare sulla carta.
Fatti principali
- Nel 2023 le emissioni globali di gas serra hanno raggiunto 55 gigatonnellate di CO₂ equivalente, il livello più alto mai registrato. Nonostante gli impegni internazionali, il 2024 ha visto un aumento minimo delle politiche per il clima: appena +1% rispetto all’anno precedente, segno che la macchina della transizione si sta rallentando.
- Solo una su cinque delle emissioni mondiali coperte da obiettivi di neutralità climatica rientra oggi in leggi vincolanti. La maggioranza dei Paesi si affida a strategie o piani non obbligatori, lasciando aperta la distanza tra obiettivi e risultati.
- Il 2024 è stato uno degli anni più costosi mai registrati per eventi climatici estremi: oltre 328 miliardi di dollari (circa 305 miliardi di euro) di perdite economiche globali e circa 16 mila vittime. Danni dovuti a ondate di calore, siccità, alluvioni e incendi, che incidono su produttività, salute pubblica e stabilità finanziaria.
- Anche se tutti gli impegni al 2030 venissero rispettati, resterebbe un divario di quasi 4,6 gigatonnellate di CO₂ rispetto alla traiettoria necessaria per la neutralità climatica. Per mantenere l’aumento delle temperature entro 1,5 °C, servirebbe un taglio delle emissioni globali di almeno 40% entro il 2030, ma gli impegni attuali coprono solo circa 16%.
Il contesto
Secondo l’Ocse, la corsa per contenere il riscaldamento globale si è arenata a causa di una “doppia frenata”: da un lato la crescita minima delle misure climatiche, dall’altro il divario strutturale tra promesse e realtà. Solo una frazione degli obiettivi è sancita da leggi, mentre la maggior parte resta affidata alla buona volontà dei governi.
Le perdite economiche, intanto, si concentrano su tre fronti sempre più critici. Il calore estremo pesa sulla salute pubblica e riduce la produttività del lavoro; la siccità mette sotto pressione l’agricoltura e le esportazioni alimentari; gli eventi meteorologici estremi come piogge torrenziali, alluvioni e incendi, espandono le aree vulnerabili e danneggiano infrastrutture, foreste e aree urbane. Nel complesso, la crisi climatica è ormai un fattore che incide direttamente sulla crescita, la competitività e la stabilità dei mercati.



