Alla fine pagheranno i contribuenti europei. Il Belgio ha opposto una resistenza feroce al piano di usare denaro russo per finanziare l’Ucraina. La sua ostilità tuttavia non è così sorprendente: temeva di restare col cerino in mano, perché la stragrande maggioranza degli asset russi sanzionati a causa della guerra è stata bloccata proprio in Belgio.
I leader Ue, riuniti a Bruxelles, avevano accettato l’idea di condividere il rischio contro le ritorsioni di Mosca. Ma le garanzie chieste dal Belgio sollevavano una montagna dopo l’altra di problemi legali. Col passare delle ore, e l’arrivo dell’alba, i leader Ue hanno capito che bisognava imboccare un’altra strada. E il piano B è ricorrere al debito comune. Saranno i contribuenti europei a farsi carico di un prestito da 90 miliardi di euro – tanti soldi, certo, però non una cifra impossibile: si tratta comunque di appena lo 0,55% del Pil dell’eurozona (Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, tutte guidate da governi populisti, saranno esentate dal programma, ma il loro peso economico è trascurabile).
Cosa succederà
In pratica succederà questo: l’Ue emette obbligazioni congiunte garantite dal suo bilancio pluriennale e trasferisce il denaro al governo ucraino a tassi d’interesse zero. L’Ucraina è tenuta a restituire il prestito solo se la Russia pagherà un equivalente risarcimento di guerra – cosa improbabile. Nel frattempo gli asset di Mosca restano bloccati e l’Ue si riserva il diritto di usarli per rimborsare il debito se necessario. Il prestito a Kiev in teoria dovrebbe bastare per due anni. In pratica, i soldi finiranno molto prima, e a quel punto bisognerà mettere mano di nuovo al portafoglio.
Far leva sul denaro russo, oltre ad alleggerire le tasche europee, avrebbe avuto un altro vantaggio. Garantire a Kiev una riserva di liquidità più ampia (210 miliardi), spedendo a Putin un messaggio chiaro: l’Ucraina avrà i soldi per combattere ancora a lungo, quindi conviene negoziare sul serio. Così com’è, invece, resta una soluzione a metà del guado. Il dittatore russo non smetterà di pensare che il sostegno europeo, prima o poi, finirà. E finché ci crede, continuerà a combattere (anche perché gli americani, a parte l’intelligence, non mettono più un soldo).



