Contenuto tratto dal numero di dicembre 2025 di Forbes Italia. Abbonati!
“Siamo vestiti 24 ore al giorno”, osserva Dario Casalini, fondatore e presidente del movimento Slow Fiber. “Eppure conosciamo poco o nulla di ciò che indossiamo”. Da questa constatazione è nato Slow Fiber, un progetto che punta a introdurre nel tessile la stessa filosofia di Slow Food: una filiera trasparente, rispettosa delle persone e dell’ambiente, in cui il valore prevale sul prezzo. “Il tessile ha un impatto quotidiano paragonabile al cibo: ogni tessuto entra in contatto con il nostro corpo e con il pianeta”, afferma Casalini.
Gli obiettivi
Il movimento si sviluppa lungo tre direttrici. La prima riguarda l’educazione al consumo: “Il sistema produce troppo e smaltisce male. Il riciclo dei tessuti è oggi inferiore all’1%, ma le direttive europee puntano al 20% in cinque anni. È un obiettivo irrealistico. Servono prima cultura e responsabilità: consumare meno, scegliere meglio”.
La seconda direttrice è la tutela delle filiere virtuose. Casalini parla di cinque principi – buono, sano, pulito, giusto e durevole – attorno ai quali Slow Fiber ha costruito indicatori misurabili e criteri di conformità. “Vogliamo sostenere le aziende che operano in modo corretto, anche economicamente. Non ha più senso competere solo sul prezzo: chi produce in perdita sociale o ambientale trasferisce i costi sulla collettività”.



