Il settore orafo-argentiero-gioielliero italiano torna ad accelerare dopo la crescita più moderata del 2023. Nel 2024 i ricavi dei 101 principali operatori analizzati dall’Area Studi Mediobanca hanno raggiunto 8,9 miliardi di euro, in aumento del 6,1% su base annua e del 10,1% rispetto al 2022.
La crescita è stata sostenuta dall’export e dal posizionamento nell’alto di gamma, ma non si è tradotta in un miglioramento della redditività, penalizzata dall’aumento dei costi delle materie prime e dalla forte volatilità di oro e argento. In cima alla classifica per fatturato si confermano Bulgari Gioielli, Morellato e Pgi, in un settore sempre più polarizzato tra grandi gruppi, operatori altamente specializzati e una base produttiva frammentata.
I punti chiave
- La leadership del settore si concentra su pochi grandi player, con Bulgari, Morellato e Pgi in testa.
- Il controllo diretto della distribuzione diventa un vantaggio competitivo chiave, con retail ed e-commerce che rafforzano marginalità e brand experience.
- I margini si comprimono nonostante la crescita dei ricavi, penalizzati dall’aumento dei prezzi delle materie prime e da una maggiore complessità nella pianificazione industriale.
- La volatilità di oro e argento si riflette sulla gestione finanziaria, spingendo le aziende ad accumulare scorte e assorbendo capitale circolante.
- Cresce il peso dei gruppi internazionali e delle operazioni di m&a, che accelerano la concentrazione del settore.
Il podio dei gioielli
In testa alla graduatoria 2024 per fatturato si colloca Bulgari, con ricavi pari a 846 milioni di euro, confermandosi il primo player del settore in Italia. Al secondo posto figura Morellato con 723 milioni, grazie anche all’acquisizione della tedesca Christ, che ha rafforzato il controllo diretto della distribuzione e portato il retail a rappresentare oltre l’84% del fatturato. Terza Pgi con 637 milioni, seguita da Damiani (368 milioni) e UnoAerre Industries (283 milioni).
Nel complesso sono tredici le società che superano i 150 milioni di euro di ricavi, segnale di una progressiva concentrazione del fatturato. Il controllo dei canali distributivi, ovvero negozi diretti, franchising ed e-commerce, emerge come fattore chiave per sostenere crescita e marginalità in un contesto di costi industriali crescenti.



