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Trump impone dazi del 25% sui chip IA ad alte prestazioni

Nel mirino processori Nvidia e Amd: “Rischio per la sicurezza nazionale”. Possibile seconda fase con tariffe più ampie sui semiconduttori

15 gennaio 2026
Donald Trump insieme a Jensen Huang di Nvidia
Business | Forbes.it — Donald Trump insieme a Jensen Huang di Nvidia. (Photo by Andrew Harnik/Getty Images)
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Forbes.it

Donald Trump ha imposto dazi del 25% sulle importazioni di chip di intelligenza artificiale ad alte prestazioni. La misura riguarda, tra gli altri, il processore Nvidia H200 e modelli analoghi di Amd. Trump ha giustificato la decisione richiamando motivazioni di “sicurezza nazionale”.

Cosa è successo

Mercoledì, Trump ha affermato che le prestazioni del chip H200 sono già state superate da due generazioni di semiconduttori Nvidia attualmente in produzione. In particolare i chip Blackwell e Rubin AI. “Non è il livello più alto, ma è comunque un livello piuttosto buono. La Cina li vuole, come anche altri Paesi, e noi guadagneremo il 25% dalla vendita di questi chip“, ha dichiarato. Ha inoltre avvertito che una seconda fase dell’indagine sulla sicurezza nazionale potrebbe comportare “tariffe più ampie sulle importazioni di semiconduttori e dei loro prodotti derivati”.

Nella proclamazione si legge che le tariffe sono “necessarie per affrontare la minaccia alla sicurezza nazionale rappresentata dalle importazioni di semiconduttori, apparecchiature per la produzione di semiconduttori e loro derivati”. E che le misure “contribuiranno ad aumentare la produzione nazionale di semiconduttori e a ridurre la dipendenza del nostro Paese da fonti e catene di approvvigionamento estere”.

Il contesto

La misura nasce dalle preoccupazioni di Washington per la dipendenza degli Stati Uniti dalle forniture estere di semiconduttori. Attualmente solo una piccola parte dei chip utilizzati nel Paese è prodotta internamente. Mentre una quota rilevante arriva dall’Asia, in particolare da Taiwan e dalla Cina.

“Attualmente gli Stati Uniti producono internamente solo circa il 10% dei semiconduttori di cui hanno bisogno. Risultando fortemente dipendenti dalle catene di approvvigionamento estere”, si legge nella proclamazione. Questo rappresenta un “rischio significativo per l’economia e la sicurezza nazionale”.

Negli ultimi anni le amministrazioni statunitensi hanno avviato diverse indagini commerciali per valutare l’impatto delle importazioni di chip, soprattutto quelli cinesi, e le possibili conseguenze per l’economia e la sicurezza nazionale. I dazi annunciati si inseriscono in una strategia più ampia che punta a contenere le esportazioni cinesi, chiarire quali prodotti saranno colpiti dalle tariffe e, allo stesso tempo, incoraggiare i produttori a investire negli Stati Uniti.

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