Nuovo capitolo nella saga tra Pirelli e gli azionisti cinesi. La controllata di Sinochem, China National Tire & Rubber Corporation (Cnrc), primo azionista di Pirelli, ha presentato una proposta di riorganizzazione societaria per affrontare le criticità legate alla normativa statunitense sui veicoli connessi che prevede lo scorporo delle attività legate agli pneumatici intelligenti. Una soluzione che però viene respinta dal socio italiano Camfin, che la giudica inefficace e potenzialmente dannosa per il modello di business e lo sviluppo tecnologico del gruppo.
I fatti chiave
- Cnrc, primo azionista di Pirelli con il 34,1%, ha proposto lo scorporo delle attività legate agli pneumatici intelligenti in una nuova entità priva di partecipazioni.
- La proposta mira a superare le criticità regolamentari negli Stati Uniti, dove la normativa vieta la vendita o l’importazione di veicoli connessi che utilizzano hardware o software di produzione cinese.
- Secondo Cnrc, la soluzione proposta è strutturata in linea con le migliori prassi internazionali e pensata per risolvere sia i temi di governance sia quelli regolamentari.
- Camfin, secondo socio con il 25,3%, boccia invece la proposta.
- La holding italiana aveva annunciato di non voler rinnovare il patto parasociale con l’azionista cinese, in scadenza a maggio.
La proposta di Cnrc
Secondo quanto emerso, il cuore della proposta avanzata da Cnrc consiste nello scorporo delle attività legate ai cosiddetti pneumatici intelligenti, che dovrebbero confluire in una nuova entità nella quale non sarebbe presente la componente cinese. Una mossa pensata per allineare Pirelli ai requisiti della normativa statunitense sui veicoli connessi.
In una nota ufficiale, Cnrc ha definito la propria iniziativa una soluzione “costruttiva”, basata su strumenti societari di uso comune e coerente con un approccio di mercato. La controllata di Sinochem ha inoltre dichiarato di essere disponibile a sostenere “ogni processo di valutazione istituzionale, trasparente e fondato su fatti”, ribadendo l’intenzione di avviare un confronto in buona fede con tutte le parti interessate.
Il no di Camfin
La risposta di Camfin è stata netta. Per la holding che fa capo a Marco Tronchetti Provera, la proposta cinese non consentirebbe comunque a Pirelli di essere pienamente conforme alla normativa americana e rischierebbe di compromettere il percorso industriale e tecnologico del gruppo.



