Britney Spears ha ceduto il suo catalogo musicale a Primary Wave in un’operazione stimata intorno ai 200 milioni di dollari, firmata lo scorso 30 dicembre e resa pubblica solo nelle ultime ore. L’accordo riguarda i diritti editoriali e le royalties artistiche di gran parte della sua produzione discografica, comprese hit che hanno definito il pop degli ultimi venticinque anni come “…Baby One More Time”, “Oops!… I Did It Again” e “Toxic”. Sony Music mantiene la proprietà dei master originali, mentre Primary Wave gestirà la valorizzazione economica dei diritti acquisiti attraverso licensing, sincronizzazioni e sfruttamento commerciale.
Dal punto di vista industriale, l’operazione consolida la presenza di Spears tra i grandi cataloghi musicali finiti sotto il controllo di fondi specializzati. Non essendo autrice della maggior parte dei suoi brani, la cantante monetizza soprattutto le quote legate alle performance e ai contratti di utilizzo delle tracce, trasformando flussi di reddito futuri in liquidità immediata. Una scelta ormai comune tra artisti globali, in un mercato dove il valore dei cataloghi continua a crescere grazie allo streaming e alla domanda di contenuti musicali per cinema, serie tv e advertising.
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Il valore delle hit
Negli ultimi anni, il valore dei diritti musicali è cresciuto enormemente grazie allo streaming e alle numerose possibilità di sincronizzazione dei brani in film, serie tv, videogiochi e pubblicità, rendendo i cataloghi oggetti molto ambiti da major e investitori. Vendere il catalogo permette agli artisti di ottenere una liquidità immediata e di gestire meglio il proprio patrimonio o finanziare nuovi progetti. Allo stesso tempo, la cessione trasferisce il rischio di gestione e valorizzazione dei diritti, sollevando l’artista dalla complessità amministrativa e legale legata alla proprietà delle canzoni.



