Food & Beverage

Valpolicella di sottrazione: Andrea Burato e l’arte di fare grande un vino scegliendo poco

Un progetto nato dieci anni fa per dimostrare che la Valpolicella può esprimere la tensione, la profondità e la longevità dei grandi cru

24 febbraio 2026
Valpolicella di sottrazione: Andrea Burato e l’arte di fare grande un vino scegliendo poco
Food & Beverage | Cristina Mercuri MW

Nel vino, la grandezza non sempre si misura in numeri. Ci sono progetti che costruiscono valore non sull’espansione, ma sulla sottrazione: sulla capacità di scegliere, di limitare, di perfezionare. Andrea Burato appartiene a questa rara categoria di produttori che trasformano la scarsità in segno distintivo e la precisione in cifra stilistica.

Il progetto di Andrea Burato

o Al suo fianco, gli enologi Flavio e Damiano Peroni, artigiani della tecnica e conoscitori maniacali del territorio, con i quali Burato ha costruito un percorso di ricerca e perfezione formale.

L’approccio è di una coerenza quasi ossessiva. Nessuna rincorsa alla quantità, nessun compromesso commerciale: soltanto la volontà di estrarre dal territorio di Marcellise il suo messaggio più puro. Le parcelle vengono selezionate una a una per esposizione, composizione del suolo e comportamento vegetativo. Ogni intervento in vigna — dai tre diradi all’invaiatura, fino alla raccolta manuale in piccole cassette — è orientato a ridurre la resa e massimizzare la concentrazione naturale del frutto.

Il Valpolicella Superiore 2019

Il Valpolicella Superiore 2019, proveniente da un cru di 1,5 ettari su suolo calcareo, allevato a Guyot con conduzione biologica e densità di 5.000 ceppi per ettaro, rappresenta la sintesi più alta di questa filosofia. Vinificato in tini troncoconici di rovere con macerazione a freddo di dieci giorni e lunghi tempi di affinamento (36 mesi in botti di Slavonia e rovere francese a tostatura leggera, seguiti da un anno in bottiglia), dà vita a sole 3.100 bottiglie di un vino cesellato, profondo, coerente.

Nel bicchiere il Valpolicella Superiore 2019 rivela un’identità netta e inconfondibile. Il colore, un rubino luminoso e trasparente, lascia già intuire la filosofia del vino: più tensione che estrazione, più precisione che volume. Al naso emerge una complessità calibrata, fatta di frutto nero croccante — mora, ribes, prugna — e di sfumature di erbe officinali e canfora, fuse a leggere note affumicate e balsamiche. Non è un naso urlato, ma scolpito: ogni dettaglio trova il suo posto, ogni profumo si muove con equilibrio, disegnando un quadro aromatico di rigore e profondità.

Al palato l’architettura è tridimensionale. La materia si distende con autorevolezza, compatta ma mai pesante. L’acidità, alta e vibrante, incide come un asse portante, sostenendo il corpo con energia e definendo un ritmo verticale e progressivo. I tannini, fini e setosi, offrono una presa delicata che accompagna il sorso senza frizioni, restituendo una sensazione tattile di precisione millimetrica. L’alcol è perfettamente fuso, e la chiusura, salina e netta, amplifica la tensione più che la morbidezza, lasciando il palato pulito, lungo, reattivo.

Artigianalità e disciplina

È un Valpolicella che si muove su coordinate insolite per la denominazione: più vicino, per costruzione e profondità, ai grandi rossi da cru — quelli che nascono da una vigna precisa e non da una somma di vigneti — che alla tradizione classica della zona. Qui la potenza non è mai il fine, ma la conseguenza naturale di una materia pura e disciplinata. È un vino che parla un linguaggio internazionale senza perdere radici, capace di evocare la tensione di un Nebbiolo, la trasparenza di un Pinot Nero e la salinità cesellata di certi Sangiovese di razza.

In questa sintesi tra rigore tecnico e grazia naturale risiede la firma di Burato: la capacità di trasformare il Valpolicella in un vino di pensiero, dove ogni elemento — acidità, tannino, materia, ritmo — diventa parte di un disegno armonico e riconoscibile.

Il successo di Andrea Burato sta tutto qui: nella capacità di coniugare l’artigianalità con la disciplina, la sensibilità territoriale con l’ambizione internazionale. Ogni bottiglia diventa la rappresentazione tangibile di un pensiero — quello secondo cui il lusso, nel vino come nella vita, non è ciò che abbonda, ma ciò che resta. Burato non produce soltanto Valpolicella: costruisce una nuova idea di valore.

 

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