Nel 2025 Stellantis archivia uno degli esercizi più complessi della sua storia recente, chiudendo con una perdita netta di 22,3 miliardi di euro, contro l’utile di 5,52 miliardi registrato nel 2024. A pesare sono stati 25,4 miliardi di oneri straordinari legati a un cambio di strategia che punta a riequilibrare la transizione elettrica e a rafforzare i margini. I ricavi si sono attestati a 153,5 miliardi, in calo del 2%, risentendo soprattutto dell’effetto cambi e della pressione sui prezzi nel primo semestre. I numeri risultano in linea con le attese degli analisti, dopo che il gruppo aveva già anticipato parte delle svalutazioni a inizio febbraio. Il secondo semestre, tuttavia, ha mostrato segnali di ripresa sul fronte dei volumi.
I punti chiave
- Perdita netta di 22,3 miliardi nel 2025 contro l’utile di 5,52 miliardi del 2024, a causa di 25,4 miliardi di oneri straordinari legati al cambio di strategia.
- Ricavi in calo del 2% a 153,5 miliardi, con margine operativo adjusted negativo e cash flow industriale ancora in rosso.
- Consegne in crescita dell’1% nell’anno e +11% nel secondo semestre, con Nord America a +39% nella seconda metà del 2025.
- Filosa punta su libertà di scelta tecnologica e sostenibilità economica della transizione, confermate le guidance 2026.
- In Europa le Bev crescono del 13,9% a gennaio 2026 secondo Acea, ma la transizione resta a due velocità e l’Italia fatica più dei mercati del Nord.
Il costo della svolta strategica
Il rosso da 22,332 miliardi riflette principalmente una revisione profonda dell’impostazione strategica del gruppo, che ha contabilizzato 25,4 miliardi di oneri straordinari nell’intero esercizio. Una scelta che, secondo l’amministratore delegato Antonio Filosa, risponde alla necessità di rimettere “le preferenze dei clienti e la libertà di scelta” al centro dell’offerta, superando quella che è stata definita una sopravvalutazione del ritmo della transizione energetica.
Sul piano operativo, il 2025 segna un brusco arretramento: perdita operativa adjusted di 842 milioni (contro un utile di 8,648 miliardi nel 2024), margine Aoi negativo dello 0,5% (dal +5,5%) e cash flow operativo in rosso per 4,65 miliardi. Anche il free cash flow industriale resta negativo per 4,525 miliardi, seppur in miglioramento rispetto ai -6,045 miliardi dell’anno precedente. Il gruppo aveva già anticipato nel secondo semestre oneri per circa 22,2 miliardi, con una perdita stimata tra 19 e 21 miliardi e un flusso di cassa operativo negativo tra -2,3 e -2,5 miliardi.
Volumi in ripresa e focus sul 2026
Nonostante il quadro finanziario complesso, le consegne consolidate nel 2025 sono cresciute dell’1% a 5,484 milioni di unità. In Nord America l’incremento è stato del 3% a 1,472 milioni di veicoli, mentre nell’area Europa Allargata si è registrato un calo del 3% a 2,49 milioni. Decisamente più incoraggiante l’andamento del secondo semestre, con un +11% dei volumi a 2,82 milioni di unità e una crescita diffusa in tutte le regioni; in Nord America, nello stesso periodo, l’aumento è stato del 39%.



